Archivio tag: Maria Grazia Rubanu

Come far smettere di fumare mio figlio? Le domande dei genitori

Continua la collaborazione con  la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese i genitori ci chiedono cosa possono fare per aiutare i propri figli a smettere di fumare. In questo post trovate le loro domande e lunedì prossimo troverete le nostre riflessioni.

Maria Grazia e Melania

 

Come fare smettere di fumare mio figlio? All’inizio è solo un sospetto, ma poi purtroppo diventa certezza e tu non sai come fare. Iniziare con i divieti ha un senso o può peggiorare la situazione? Sono gli amici? Le sue insicurezze? I nostri figli da quando sono nati sono bombardati dai rischi che derivano dal tabagismo eppure la quantità dei giovani  fumatori è sempre in crescita.

 

Come fare smettere di fumare mio figlio è la domanda che crediamo di non dovere mai porci perché oggi, sin dalle scuole elementari, si parla dei rischi connessi al vizio del fumo. Per la rubrica Figli al centro l’argomento di questo mese che abbiamo sottoposto alle nostre psicologhe  dello  Studiopsynerghia è proprio questo:

Come fare smettere di fumare mio figlio

Alle elementari i bambini spesso tornano a casa spaventati da quello che hanno appena appreso a scuola sulle malattie correlate al fumo. Le mie bimbe con quegli occhioni curiosi mi chiedevano “perché i “grandi fumano?” “Fa male, possono morire”, ma poi i figli crescono e le cose cambiano.

La sigaretta, nonostante tutto, mantiene quell’alone di fascino. Se fumi sei grande e sei un grande. Continua a leggere

Come prepararsi all’adolescenza dei figli. Le psicologhe rispondono (seconda parte)

Per la rubrica Figli al centro continua la collaborazione con Genitorialmente e le preziose domande dei genitori.

Nell’articolo  Adolescenza: domande dei genitori  i genitori ci chiedono “Come prepararsi all’adolescenza dei figli”

 

Fanno bene i genitori di bimbi di 7/8 anni a preoccuparsi di cosa accadrà in adolescenza ai loro figli e alla famiglia in generale?

 

Quali sono gli aspetti fondamentali che è importante che un genitore curi sin da quando il bambino è ancora piccolo?

Queste e altre sono le domande a cui abbiamo cercato di rispondere nell’articolo Adolescenza Le psicologhe rispondono-1 

Come prepararsi all’adolescenza dei figli?

Con il dialogo, con la fiducia verso i figli e verso noi stessi e la nostra capacità genitoriale.

Continuiamo ad affrontare questa tematica affrontando altri due aspetti importanti:

Autostima

Reciprocità

Come prepararsi all’adolescenza dei figli – L’autostima

Siamo d’accordo con Manu quando dice che l’autostima è qualcosa che va costruita sin da piccoli e incrementata nel tempo e, rispetto a questo, possiamo dire che quando c’è un buon dialogo tra genitori e figli e si instaura una relazione di fiducia a trarne beneficio è anche l’autostima, sia dei figli che dei genitori. Continua a leggere

Suicidio di un adolescente: come prevenire? Le riflessioni delle psicologhe

Psy- suicidio

CONTINUA LA COLLABORAZIONE CON LA RUBRICA FIGLI AL CENTRO DEL BLOG GENITORIALMENTE. QUESTO MESE PARLIAMO DI UN ARGOMENTO PIUTTOSTO COMPLESSO E CONTROVERSO DA TRATTARE: IL SUICIDIO IN ADOLESCENZA. LO FACCIAMO COME SEMPRE A PARTIRE DALLE RIFLESSIONI DEI GENITORI CHE TROVATE IN QUESTO POST.

UN ARGOMENTO DIFFICILE E UN’ETÀ COMPLESSA

L’adolescenza si configura come un periodo della vita in cui si è particolarmente vulnerabili dal punto di vista psicologico.

Questa condizione di difficoltà è collegata ad un’elevata incidenza di tentativi suicidari. L’argomento non è facile da trattare ma possiamo certamente dire che, perché si arrivi a mettere in atto determinate condotte, è necessaria l’interazione di FATTORI PSICOLOGICI, INDIVIDUALI, RELAZIONALI e CONTESTUALI, che si intrecciano con FATTORI PREDISPONENTI e SCATENANTI.

UN’ESPERIENZA EMOTIVA FREQUENTE

L’idea di potersi o volersi suicidare è un’esperienza emotiva frequente, si tratta di un pensiero che può presentarsi soprattutto in certe fasi della vita, come l’adolescenza, quando si attraversano momenti di crisi evolutiva e si vivono emozioni complesse e a volte contraddittorie: da un lato si inizia a fare i conti con l’accettazione dei propri limiti temporali e, dall’altro si cerca di affermare la propria libertà decisionale anche ipotizzando modalità estreme. Per fortuna si tratta di un pensiero che, nella maggior parte dei casi, dura poco e non ha modo di sedimentare. Continua a leggere

Suicidio di un adolescente: come prevenire? Le domande alle psicologhe

Continua la collaborazione con i genitori del blog Genitorialmente e la rubrica Figli al centro. Questo mese parliamo di un argomento particolarmente difficile: il suicidio in adolescenza. Come sempre lo facciamo a partire dalle domande dei genitori e la settimana prossima ci saranno le nostre riflessioni.

Maria Grazia e Melania

SUICIDIO DI UN ADOLESCENTE, QUANDO LA NOTIZIA È VICINA A TE HAI PAURA. GUARDI TUA FIGLIA CHE HA LA STESSA ETÀ E HAI PAURA.

 

 

 

 

 

Sembrava un giorno come un altro, fino a quando non è arrivata quella telefonata alla mia collega. Quella telefonata che annunciava che un amico di sua figlia si era suicidato.

Quando me lo ha detto, non riuscivo più a respirare. Sembrava che il mio corpo non si ricordasse più di respirare.

Un ragazzo di 15 anni si è suicidato buttandosi nel vuoto.

Inizia la ricerca in internet, perché per quanto la notizia sia terribile cerco una smentita che almeno ci dica che è scivolato. Nessuna smentita.

PERCHÉ?

Un ragazzo come la figlia della mia collega, un ragazzo come mia figlia. O no? Continua a leggere

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Le riflessioni delle psicologhe

septemberSettembre mese di cambiamenti e conferme: le aspettative dei genitori, la capacità di fidarsi, la pazienza nel tollerare le loro bugie con la rassicurazione continua che non saranno mai soli.

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente, questo mese parliamo di cambiamenti e conferme, come sempre a partire dalle domande dei genitori, che trovate qui.

Settembre, per i ragazzi, è un mese di passaggio tra l’estate, con le tanto agognate vacanze e il nuovo anno scolastico, che segna un nuovo inizio. E come ogni periodo di passaggio porta con sé sia conferme che cambiamenti.

Conferme e cambiamenti che non riguardano solo i ragazzi ma tutta la famiglia, visto che, chiamano in causa le aspettative, le preoccupazioni e i desideri anche dei genitori.

foto riepilogo da inserire all'interno del post PSY

 

ragazzi stanno per affrontare un nuovo inizio che, soprattutto se prevede anche il cambiamento della scuola e della classe, può essere piuttosto complesso. Ogni passaggio da un ciclo scolastico al successivo è un evento critico, ovvero un momento in cui si affrontano dei compiti di sviluppo importanti.

In queste fasi è fondamentale poter contare su delle basi solide, su ciò che si è costruito nel tempo e che ha a che fare soprattutto con l’autostima e la fiducia in sé e nelle proprie capacità.

Ed è qui che entrano in gioco le conferme anche per i genitori. Continua a leggere

Laboratorio per bambine e bambini

Ed eccola qui la locandina del nostro laboratorio per Queeresima 2017. La meravigliosa Frida Kahlo ci accompagnerà in un laboratorio per bambine e bambini pensato insieme all’ Associazione Famiglie Arcobaleno
Vi aspettiamo domenica 28 maggio nella nuova sede di Arc Cagliari, in via Falzarego 
MariaGrazia Rubanu e Melania Cabras
Locandina Frida Queeresima 2017

Come essere un bravo genitore

come essere genitore google (1)Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di cosa significa essere un buon genitore. Oggi leggiamo le domande dei genitori e venerdì, come sempre, troverete le nostre risposte. Maria Grazia e Melania

Come essere un bravo genitore è la domanda che ci facciamo un milione di volte nella nostra vita. Ci documentiamo, ci confrontiamo con altri genitori, ma quello che ci guida maggiormente è la nostra esperienza di vita vissuta. Mio figlio non è me. Ma quello che abbiamo vissuto come figli è nel nostro DNA e ogni giorno ci guida nell’educazione dei nostri figli. E’ un percorso che parte da lontano e arriva fino ad oggi che siamo “dall’altra parte”. Le psicologhe dello studio Psynerghia ci aiuteranno a capire e magari a rivedere il nostro ruolo di figli e di genitori. Venerdì pubblicheremo i loro consigli e le loro risposte.

Come essere un bravo genitore è un problema che sentiamo fortemente e anche il web ce lo conferma tant’è che nelle ricerche di Google questa domanda si pone al 2^ posto.

Sono tanti gli aspetti da analizzare per cercare di essere un bravo genitore; oggi voglio parlare di uno in particolare:

quanto la nostra esperienza di figli influenzi l’educazione che diamo ai nostri figli.

io bambina

 

Come essere un bravo genitore. I miei genitori NON mi hanno dato.

Cosa ci è mancato dai nostri genitori? Il genitore di oggi, di fronte alle mancanze subite da bambino, può reagire in due modi completamene diversi:

  • Replicare lo stesso atteggiamento con i figli. Se sono stato sempre criticato, saprò solo criticare e avrò lo stesso comportamento con i miei figli
  • Fare esattamente l’opposto. Se sono stato sempre criticato e ho sofferto, non posso permettermi di fare lo stesso con i miei figli. Incoraggiamento, fiducia, motivazione saranno i miei comportamenti quotidiani, correndo il rischio addirittura di esagerare.

Come essere un bravo genitore. I miei genitori mi hanno dato … Continua a leggere

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli. Le domande dei genitori

genitori non sono daccordo

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua la nostra collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Oggi pubblichiamo le loro domande su un tema piuttosto spinoso: la mancanza di accordo tra i genitori nell’educazione dei figli. Venerdì troverete le nostre riflessioni e le nostre risposte.

Maria Grazia e Melania

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli succede il finimondo. I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori e alcune volte noi genitori non possiamo venire meno alle nostre posizioni. Quando i punti di vista sono differenti su educazione, scuola e altro come si può fare? Lo chiediamo alle nostre psicologhe dello  Studio di psicologia Psynerghia.

Essere genitori è l’esperienza più bella del mondo, ma educare un figlio è un lavoro impegnativo. Non ci sono giornate di ferie, non ci sono momenti in cui puoi dire “aspetta un attimo”, anzi è proprio quando tutto tace che ti devi preoccupare. Perché i figli hanno un istinto innato per capire cosa non si deve fare … e lo fanno.

Educare significa essere molto pazienti, coerenti, instancabili, insomma la lista è interminabile e già così sembra una missione impossibile. Invece tutto questo non è nulla se confrontato all’ostacolo più grande: i genitori devono essere d’accordo sull’educazione dei figli.

Sto parlando di genitori presenti. Non intendo parlare di quelle famiglie dove un genitore delega totalmente l’educazione dei figli all’altro coniuge perché lavora, o perché si fida …Se ti fidi di tua moglie allora lasciale guidare la tua macchina e dagli anche il tuo portafoglio. No? Fiducia = menefreghismo.

Abbiamo detto che parliamo di genitori che sono presenti.

Ma cosa succede quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli?

I primi momenti di disaccordo sull’educazione dei figli possono incominciare sin dai primi mesi di vita legati all’alimentazione o ai tempi della nanna e così via. Non sono argomenti poco importanti, anzi, ma diciamo che il bambino non si rende ancora conto della differenza di posizioni di mamma e papà. Invece noi genitori stiamo mettendo le basi del nostro essere genitori: è importante che iniziamo ad “educarci” ad avere una linea comune davanti ai figli. Possiamo pensarla diversamente, ma davanti ai figli dobbiamo essere uniti e coesi, sempre.

I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori. La coesione nell’educazione dei figli diventa ancora più importante quando loro iniziano a “capire” e diventa fondamentale durante l’adolescenza, perché, come dico io, lì siamo in quattro: mamma, papà, figlio e ormoni.

 QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. LA SCUOLA

La prima vera volta che abbiamo affrontato questo argomento è stato quando mia figlia doveva scegliere la scuola superiore.

Si ritorna con la mente alle nostre scuole superiori ed al nostro percorso di studi. La scelta delle scuola superiore è una scelta importante perché incomincia a delineare una traccia nella vita dei nostri figli. Se le esperienze dei genitori sono differenti, come nel nostro caso, è possibile che la visione sia differente.

Quindi sono iniziate le discussioni tra me e mio marito. Discussioni dietro le quinte. Discussione accese. Ci è capitato anche di dire a nostra figlia che noi eravamo su posizioni differenti, perché interpretavamo e vivevamo i suoi comportamenti in maniera differente. Chi ha avuto ragione? Mia figlia (e mio marito). Perché alla fine la scelta della scuola è giusto che la facciano i nostri figli, ma anche perché io ho fatto un passo indietro e lui ha fatto un passo avanti e io mi sono fidata di lui. Ogni tanto bisogna anche fare un “atto di fede” nei confronti del nostro compagno di vita, magari ha ragione, in fondo se l’abbiamo scelto fra mille un motivo ci sarà.

 QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. LO STUDIO.

Lo studio non è la scuola. Va oltre. Lo studio per me riguarda la costruzione delle basi per l’approccio alla vita. Con studio si intende curiosità, cultura, conoscenza, saper comunicare. Quanto è importante lo studio? Tutti rispondiamo all’unisono “Molto”. Ma la domanda vera è quanto è realmente importante per i nostri figli?

Cosa succede quando un figlio pur avendone le capacità si impegna poco?

Per me l’approccio allo studio è un obiettivo a lungo termine, per mio marito a breve termine.

Il voto o la promozione non è così importante se mia figlia non acquisisce la consapevolezza delle sue capacità e se non matura mettendo il giusto impegno nello studio. Mio marito è d’accordo con me MA per lui l’obiettivo principale è che non venga rimandata.

Io ho talmente tanta fiducia in lei che voglio “correre il rischio”.  Va a ripetizioni, ma finché non torna ad impegnarsi vorrei toglierle le ripetizioni. So che ce la può fare, quindi tocca a lei.

Mio marito, invece, sostiene che se non la supportiamo rischierà di essere rimandata, quindi vuole aiutarla continuando con le ripetizioni. Chiaramente anche lei vuole continuare con le ripetizioni, è più comodo e più facile.

Anche questa volta ci sono state discussioni accese tra di noi, ma questa volta i nostri differenti punti di vista non sono rimasti dietro le quinte. Mia figlia ha assistito ai nostri incontri-scontri ed alle “accuse” che ci siamo rivolti. Nell’ultima discussione affrontata ho detto a mio marito che mia figlia è troppo importante per mollare. Stavolta non mollo.

Probabilmente non si fa così. Ma è proprio quello che penso. Quindi come ne usciamo?

QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. SEVERITÀ O TOLLERANZA. LA CATTIVA SONO IO.

L’approccio all’educazione è un altro punto su cui non siamo totalmente d’accordo. Io sono più severa e lui è più malleabile. Le mie figlie ci prendono in giro dicendo “Quando la mamma dice no è no, mentre a papà basta fare gli occhioni dolci e lui cambia idea”.

Alcune volte ci ridiamo sopra, ma altre volte invece diventa un momento di confronto.

Io credo che quando mia figlia fa qualcosa di sbagliato in modo consapevole non sia giusto lasciare correre. Parlo di errori non gravissimi, ma di errori reiterati. Sa che non si fa e lo fai. Sono atteggiamenti tipici dell’età adolescenziale, questo è il commento di mio marito e so che ha ragione.  Ma dopo un po’ stanca. E per me scatta una punizione. Non Esci. Cellulare requisito ecc. Mio marito è più permissivo e lascerebbe correre. Così la cattiva sono sempre io.

QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. RAPPORTO MADRE FIGLIA.

Si dice che i rapporti madre-figlia siano sempre molto complicati. Non credo di essere una femminista, ma riconosco che le donne hanno una marcia in più. Avendo due figlie le mie aspettative sono più alte. Per questo racconto spesso alle mie figlie quella che chiamo “la favola della vita”. Quali sono le opportunità che la vita offre loro e le esorto a coglierle, tutte. Forse spingo troppo? Noi donne sappiamo quali difficoltà affrontiamo tutti i giorni e quante sfide abbiamo già vinto. Mio marito ogni tanto mi ripete “Lei non è te”. Lo so. Ma io so quanto può essere grande una donna e lui no.

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli tutto si complica. Come si fa a tenere un fronte unito quando in ballo ci sono loro? I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori e alcune volte noi genitori non siamo disposti ad accettare compromessi. Quando i punti di vista sono differenti su educazione, scuola e altro come si può fare? Venerdì leggeremo le risposte e i consigli delle nostre pedagogiste di Studio di psicologia Psynerghia perché i nostri dubbi sono tanti e noi ci teniamo davvero ad essere dei bravi genitori.

Firma Manu

 

 

Bullismo, autostima, fiducia nei genitori, ne abbiamo parlato in Figli al centro. Non è facile, ma possiamo imparare

Il bullismo a scuola, Le riflessioni delle psicologhe

Bullismo PsyContinua la collaborazione con il blog Genitorialmente e la rubrica Figli al centro,  oggi parliamo di un fenomeno sociale che sembra in aumento e desta preoccupazione nelle famiglie e negli insegnanti: il bullismo a scuola.

Ne parliamo cercando di rispondere alle domande dei genitori che trovate nel post: Bullismo a scuola, come prevenire? 

INIZIAMO CON UNA RIFLESSIONE SU CHE COS’È IL BULLISMO

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo che ha delle caratteristiche distintive sulle quali c’è consenso a livello internazionale.

Nello specifico, perché un comportamento possa essere definito un atto di bullismo, deve avere questa caratteristiche:

–          intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto in modo volontario e consapevole;

–          sistematicità: il comportamento aggressivo si ripete nel tempo;

–          asimmetria di potere: tra le parti coinvolte c’è una differenza di potere che può essere dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità delle persone coinvolte se le aggressioni sono di gruppo.

 SU QUESTO FENOMENO È FONDAMENTALE L’INFLUENZA DELLA CULTURA

Viviamo in un contesto in cui è  molto diffusa la cultura che sostiene i comportamenti di prepotenza, si tratta di una cultura del predominio e dell’esercizio delle alleanze che prevede la sottomissione e l’annientamento dell’avversario, come in una vera e propria guerra.

IL BULLISMO È UN PRODOTTO SOCIALE CHE COINVOLGE DIVERSI ATTORI

Ci preme sottolineare una cosa molto importante: il bullismo riguarda tutti gli alunni, non solo quelli coinvolti in modo diretto, i ruoli che possono essere assunti sono differenti:

–          Bullo: chi mette in atto comportamenti prevaricatori nei confronti dei compagni

–          Aiutante: chi sostiene il bullo in modo attivo, come seguace

–          Sostenitore: chi rinforza il comportamento del bullo incitandolo, ridendo o anche semplicemente stando a guardare

–          Difensore: chi prende le difese della vittima cercando di fare cessare le prepotenze o mettendo in atto modalità consolatorie

–          Esterno: chi non fa niente ed evita ogni tipo di coinvolgimento

–          Vittima: chi subisce le prepotenze

  PERCHÉ SI DIVENTA BULLI?

Manu ci pone una domanda che fa riflettere: perché si diventa bulli? Sull’argomento sono state fatte varie ricerche che hanno messo in evidenza alcuni fattori che possono predisporre alcuni alunni ad assumere il ruolo di bulli:

–          la convinzione che la prepotenza paghi, abbiamo visto quanto questa sia una dimensione culturale presente nella nostra società e nelle scuole capita che gli alunni prepotenti possano essere ammirati o temuti dagli altri e per questo riescano ad ottenere visibilità;

–          la presenza di tratti impulsivi e la difficoltà  controllare la propria aggressività;

–          il fatto di ritenere gratificante dominare gli altri ottenendo la loro accondiscendenza;

–          il pensare che la prepotenza sia sinonimo di forza e fermezza di carattere;

–          il considerare divertente molestare qualcuno quando ci si trova in gruppo;

–          la presenza di scarsa empatia con evidente difficoltà a sentire e immedesimarsi nella sofferenza degli altri;

–          la presenza di pregiudizi su gruppi etnici, categorie sociali o orientamento sessuale;

–          l’influenza di  modelli aggressivi nella vita reale o attraverso i film;

  QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEI POSSIBILI BULLI?

–          possono essere più forti fisicamente o più grandi d’età;

–          sentono il bisogno di dominare e sottomettere gli altri;

–          desiderano imporre il proprio punto di vista;

–          sono impulsivi e hanno bassa tolleranza alla frustrazione;

–          hanno difficoltà a rispettare le regole;

–          possono essere aggressivi verbalmente anche con gli adulti;

–          in genere il loro andamento scolastico peggiora alle medie e tendono a disaffezionarsi alla scuola;

–          hanno una maggiore probabilità di iniziare una carriera deviante;

 E LE POSSIBILI VITTIME?

Anche le vittime hanno delle caratteristiche che le accomunano:

–          sono spesso più deboli fisicamente dei coetanei;

–          sono cauti, sensibili, riservati, spesso introversi;

–          hanno spesso una bassa autostima e lo comunicano agli altri con il loro modo di fare, appaiono senza valore e incapaci di difendersi;

–          hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei;

–          spesso si rapportano meglio agli adulti che ai coetanei;

–          hanno un rendimento scolastico che tende a peggiorare nella scuola media.

  PERCHÉ C’È OMERTÀ NEI COETANEI?

Una delle cose che più stupisce gli adulti che vengono a conoscenza degli episodi di bullismo è la coltre di non detti, o di detti a bassa voce che caratterizza ciò che accade.

L’omertà riguarda sia gli aiutanti del bullo che i sostenitori/spettatori che assistono muti ai soprusi e alle prevaricazioni.

Dietro queste azioni differenti ci sono differenti motivazioni.

Chi sostiene il bullo aiutandolo nelle attività probabilmente condivide la sua stessa visione del mondo basata sulla legge del più forte, o almeno del vince chi sale sul carro del vincitore.

Chi assiste in silenzio probabilmente ha paura, magari proprio la paura che possa succedere a lui la stessa cosa e quindi prende le distanze anche a livello emotivo. C’è la paura che possa succedere la stessa cosa ma non dobbiamo dimenticare che durante l’infanzia e adolescenza è molto forte anche la paura di essere esclusi dal gruppo.

A volte si lascia fare per paura di essere esclusi o per il desiderio di essere inclusi: insomma il fare parte del gruppo diventa una variabile fondamentale, un valore che guida l’azione anche a costo di diventare disvalore.

Quante volte abbiamo provato rabbia nel vedere l’omertà dei ragazzi che assistevano in silenzio magari filmando ciò che avveniva col telefonino? Più rabbia quasi che per lo stesso bullo. Eppure questo è un fenomeno che accade spesso anche tra noi adulti: tante volte capita che di fronte a gesti di violenza o di ingiustizia si resti impietriti, magari aspettandosi che sia qualcun altro ad intervenire. Si chiama diffusione della responsabilità: un fenomeno studiato dalla psicologia sociale che ci dice che quante più persone sono presenti tanto più si penserà che sarà un altro ad  dover intervenire e ci si sente liberi di non farlo.

  LA CATTIVERIA FA PIÙ PROSELITI DELLA BONTÀ?

Manu ci chiede anche questo: la cattiveria fa più proseliti della bontà?

Non crediamo che la cattiveria faccia più proseliti della bontà, ma sicuramente la nostra percezione della realtà ce lo fa credere.

Intendiamo dire che la nostra mente rimane maggiormente colpita da alcuni tipi di notizie piuttosto che da altri. Non possiamo conservare in memoria tutte le informazioni  e così il nostro cervello si ritrova a fare una scelta tra le cose che ci colpiscono di più, che sono generalmente quelle negative, anche perché sono soprattutto le cattive notizie a fare rumore e ad arrivare ai media.

  BULLI E VITTIME SONO ENTRAMBI BAMBINI/RAGAZZI, NON HANNO PROPRIO NIENTE IN COMUNE?

Al contrario di quanto spesso si crede, i bulli e le vittime hanno diversi aspetti in comune:

–          entrambi hanno sviluppato modalità inadeguate di relazionarsi con gli altri;

–          entrambi sono incapaci di gestire le situazioni conflittuali: l bullo non tollera il confronto e i conflitti, la vittima li teme.

  INOLTRE ENTRAMBI CORRONO DEI RISCHI:

–          il bullo corre il rischio di avere maggiore conflittualità nei rapporti futuri, di andare incontro all’isolamento,  alla messa in atto di condotte devianti come la delinquenza o la dipendenze da sostanze;

–          la vittima ha una maggiore probabilità di sviluppare stress e sintomi fisici di varia natura (mal di testa, coliti, dermatiti, etc…), fobie, ansia, depressione, isolamento.

  I GENITORI DELLE VITTIME E DEI BULLI

Abbiamo volutamente tenuto uniti nello stesso paragrafo i genitori dei bulli e i genitori delle vittime, perché, lo ribadiamo, secondo noi in situazioni di questo tipo hanno bisogno di aiuto sia le vittime che i bulli e anche i loro genitori!

Se un bambino o ragazzo è coinvolto in episodi di bullismo, che sia attore o vittima ha comunque bisogno di aiuto e l’aiuto parte sempre dall’ascolto.

È fondamentale ascoltare sempre i figli. Credere in loro, mettendo anche in conto che potrebbero non dire l’intera verità, soprattutto se si tratta di temi che li imbarazzano, sia perché si vergognano di essere vittime, sia perché hanno paura della reazione dei genitori, se sono i bulli.

I figli devono sapere quanto valore hanno per i genitori le loro confidenze, sapere che non si sentiranno giudicati in modo troppo rigido e che i genitori sono con loro per aiutarli a stare meglio, insomma che, nel bene o nel male, si gioca sempre nella stessa squadra.

È importante fidarsi del proprio istinto e se si sente che c’è qualcosa che non va predisporsi al dialogo.

La regola principale è sempre la stessa, quella valida per tutte le difficoltà che si incontrano con i figli: comunicare e saper ascoltare davvero.

Forse sembrerà banale, ma nella nostra esperienza notiamo che spesso i genitori concentrano la propria attenzione e le proprie domande solo sulla scuola, intesa come voti o performance, trascurando gli aspetti relazionali.

Soprattutto quando i bambini sono piccoli può essere utile chiedere se qualcuno a scuola si è arrabbiato, se qualcuno ha fatto il prepotente con gli altri, se qualcuno è rimasto male per qualcosa che è successo o che qualcuno ha detto.

Si tratta di domande centrate sugli aspetti relazionali che possono aiutare a costruire l’immagine del genitore come un sostegno emotivo per il figlio, un sostengo vero e non solo una persona preoccupata per i voti a scuola.

Lo stesso vale con i figli adolescenti, anche se spesso questi utilizzano come modalità comunicativa il silenzio, un genitore può sempre trovare il modo per dimostrare di esserci, anche aspettando che arrivi il momento in cui il figlio sarà pronto a parlare. È fondamentale che i figli sentano che i genitori sono attenti a ciò che a loro accade senza essere oppressivi e senza pensare solo al rendimento scolastico. Si tratta di un complesso gioco di equilibrio tra fiducia e contenimento, ma la buona notizia è che i genitori hanno spesso più risorse di quante pensano di avere!

Se si capisce che il proprio figlio sta incontrando delle difficoltà relazionali a scuola, si può aiutarlo a capire se è possibile modificare il copione, ovvero se c’è qualcosa che lui stesso può fare in prima persona per cambiare le cose.

Diventa fondamentale essere i principali alleati dei propri figli e questo può voler dire due cose: intervenire come adulti in maniera diretta o supportare il proprio figlio a chiedere lui aiuto ad altri alleati come gli insegnanti o altri compagni che possono diventare un sostegno. La modalità di intervento dipende da vari fattori, tra i quali anche la precocità dell’intervento e la gravità della situazione.

In ogni caso un aspetto fondamentale è che non rimanga nel ragazzo che vive la condizione di vittima un vissuto di impotenza.

Ci sono sempre delle azioni e delle competenze che possono essere messe in gioco per uscire da una situazione difficile, se lui non è solo, sarà più semplice farcela e, anche evitare che certe situazioni possano ricapitare in futuro.

È importante che passi il messaggio che essere vittima è un ruolo che si può vivere in un momento della vita e non una caratteristica di personalità, un’etichetta dalla quale è impossibile liberarsi.

Se poi la situazione è molto grave o si è protratta per molto tempo e il figlio è troppo provato, è giusto che siano i genitori a prendere in mano la situazione e gestirla tra adulti. In questo caso il messaggio che dovrà passare è che gli adulti sanno prendersi cura delle persone che vengono minacciate e vessate.

Anche in questo caso bisogna trovare la modalità giusta, costruendo una rete con la scuola e facendosi aiutare ad entrare in contatto con i genitori del bullo.

È sempre meglio evitare la spedizione punitiva a casa dei genitori del bullo perché si otterrebbe il solo obiettivo di enfatizzare il conflitto.

 I genitori del bullo ascolteranno dal loro figlio una versione differente e saranno spinti dal desiderio di proteggerlo: questo pur non essendo giustificabile è umano e comprensibile, a nessuno piace sentire criticare il proprio figlio.

 MA COSA SUCCEDE A DEI GENITORI CHE SCOPRONO CHE IL PROPRIO FIGLIO METTE IN ATTO DELLE CONDOTTE RICONDUCIBILI AD ATTI DI BULLISMO?

I vissuti e le reazioni possono essere tanti e spaziare dalla rabbia alla negazione, passando per il senso di frustrazione per avere sbagliato qualcosa.

Manu ci racconta un’esperienza molto negativa, nella quale la madre del ragazzino che perseguitava sua figlia ha negato l’accaduto e, non essendosi messa in discussione, non ha portato avanti dei comportamenti riparativi rispetto alla condotta del figlio.

Non tutti i genitori reagiscono così, tanti, tantissimi sono pronti a rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per capire come aiutare il proprio figlio a modificare il suo comportamento e quindi sostenerlo nel suo sviluppo futuro.

 COME SI PUÒ AIUTARE UN FIGLIO CHE COMPIE ATTI DI BULLISMO?

Prima di tutto è necessario mantenere la calma: niente aggressioni, né giustificazioni. Serve lucidità.

Ed è fondamentale che il ragazzo sappia che i genitori lo amano e vogliono aiutarlo a capire il proprio comportamento e porvi rimedio. Deve essere chiaro che è il comportamento ad essere sbagliato e non il ragazzo in sé, perché un comportamento può essere modificato, una persona no!

Anche in questo caso il ragazzo ha bisogno di capire i propri vissuti emotivi e di conoscere le proprie risorse, ha bisogno di sperimentarsi anche in altri ruoli, oltre a quello che magari lo rassicura perché gli è familiare, ma non necessariamente lo rende felice.

Non serve nemmeno a lui essere etichettato in maniera negativa, mentre è utilissimo accompagnarlo alla scoperta delle parti di sé che non conosce.

A livello pratico sarà necessario stabilire regole chiare da fare rispettare con coerenza e prestare attenzione alle manifestazioni di aggressività. Sarà fondamentale insegnare con il proprio comportamento la differenza tra assertività e aggressività.

  COSA PUÒ FARE LA SCUOLA?

La scuola ha un ruolo importantissimo perché può contemporaneamente fornire aiuto ad entrambi: bullo e vittima.

È il luogo più idoneo per aiutare i ragazzi ad acquisire responsabilità e comprendere le proprie azioni e le loro conseguenze.

La scuola può mettere in atto misure che coinvolgano tutti gli attori coinvolti: i ragazzi, i genitori, gli insegnanti.

Non sempre la punizione diretta del bullo è la modalità più efficace, in genere è molto più utile un lavoro integrato che prevede il coinvolgimento di tutte le figure.

È possibile inserire dei programmi di prevenzione che abbiano l’obiettivo di promuovere le capacità relazionali nel rispetto di sé e degli altri, programmi di educazione socio affettiva che aiutino i bambini, sin dalla scuola per l’infanzia a riconoscere, accogliere e gestire le proprie emozioni, imparando a rispettare se stessi e gli altri.

Solo con interventi precoci di prevenzione e promozione del benessere si potrà evitare che il modello di comportamento aggressivo tipico del bullo, diventi una modalità di relazione preferenziale tra i ragazzi.

Dalla scuola primaria potranno essere costruiti dei programmi di intervento strutturati e continuativi nel tempo che diano spazio:

–          alla formazione/informazione in modo da creare sempre maggiore sensibilità e attenzione sul tema;

–          integrazione dei diversi ruoli professionali in  modo che ci sia un monitoraggio di ciò che accade a diversi livelli e nei diversi spazi;

–          programmi specifici rivolti al gruppo classe perché si possa lavorare in gruppo sulle dinamiche che vengono a  crearsi. Lavoro sull’empatia, la condivisione, il rispetto reciproco;

–          interventi individuali sia con le vittime che con i bulli;

–          coinvolgimento dei genitori come parte fondamentale di un progetto educativo più ampio.

Naturalmente sarebbe opportuno che gli interventi a scuola venissero coordinati da un professionista esperto che riesca a capire anche se è necessario attivare degli interventi di sostegno familiare o individuale di natura psicologica.

 

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

 Studio di psicologia Psynerghia