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Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli. Le domande dei genitori

genitori non sono daccordo

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua la nostra collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Oggi pubblichiamo le loro domande su un tema piuttosto spinoso: la mancanza di accordo tra i genitori nell’educazione dei figli. Venerdì troverete le nostre riflessioni e le nostre risposte.

Maria Grazia e Melania

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli succede il finimondo. I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori e alcune volte noi genitori non possiamo venire meno alle nostre posizioni. Quando i punti di vista sono differenti su educazione, scuola e altro come si può fare? Lo chiediamo alle nostre psicologhe dello  Studio di psicologia Psynerghia.

Essere genitori è l’esperienza più bella del mondo, ma educare un figlio è un lavoro impegnativo. Non ci sono giornate di ferie, non ci sono momenti in cui puoi dire “aspetta un attimo”, anzi è proprio quando tutto tace che ti devi preoccupare. Perché i figli hanno un istinto innato per capire cosa non si deve fare … e lo fanno.

Educare significa essere molto pazienti, coerenti, instancabili, insomma la lista è interminabile e già così sembra una missione impossibile. Invece tutto questo non è nulla se confrontato all’ostacolo più grande: i genitori devono essere d’accordo sull’educazione dei figli.

Sto parlando di genitori presenti. Non intendo parlare di quelle famiglie dove un genitore delega totalmente l’educazione dei figli all’altro coniuge perché lavora, o perché si fida …Se ti fidi di tua moglie allora lasciale guidare la tua macchina e dagli anche il tuo portafoglio. No? Fiducia = menefreghismo.

Abbiamo detto che parliamo di genitori che sono presenti.

Ma cosa succede quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli?

I primi momenti di disaccordo sull’educazione dei figli possono incominciare sin dai primi mesi di vita legati all’alimentazione o ai tempi della nanna e così via. Non sono argomenti poco importanti, anzi, ma diciamo che il bambino non si rende ancora conto della differenza di posizioni di mamma e papà. Invece noi genitori stiamo mettendo le basi del nostro essere genitori: è importante che iniziamo ad “educarci” ad avere una linea comune davanti ai figli. Possiamo pensarla diversamente, ma davanti ai figli dobbiamo essere uniti e coesi, sempre.

I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori. La coesione nell’educazione dei figli diventa ancora più importante quando loro iniziano a “capire” e diventa fondamentale durante l’adolescenza, perché, come dico io, lì siamo in quattro: mamma, papà, figlio e ormoni.

 QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. LA SCUOLA

La prima vera volta che abbiamo affrontato questo argomento è stato quando mia figlia doveva scegliere la scuola superiore.

Si ritorna con la mente alle nostre scuole superiori ed al nostro percorso di studi. La scelta delle scuola superiore è una scelta importante perché incomincia a delineare una traccia nella vita dei nostri figli. Se le esperienze dei genitori sono differenti, come nel nostro caso, è possibile che la visione sia differente.

Quindi sono iniziate le discussioni tra me e mio marito. Discussioni dietro le quinte. Discussione accese. Ci è capitato anche di dire a nostra figlia che noi eravamo su posizioni differenti, perché interpretavamo e vivevamo i suoi comportamenti in maniera differente. Chi ha avuto ragione? Mia figlia (e mio marito). Perché alla fine la scelta della scuola è giusto che la facciano i nostri figli, ma anche perché io ho fatto un passo indietro e lui ha fatto un passo avanti e io mi sono fidata di lui. Ogni tanto bisogna anche fare un “atto di fede” nei confronti del nostro compagno di vita, magari ha ragione, in fondo se l’abbiamo scelto fra mille un motivo ci sarà.

 QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. LO STUDIO.

Lo studio non è la scuola. Va oltre. Lo studio per me riguarda la costruzione delle basi per l’approccio alla vita. Con studio si intende curiosità, cultura, conoscenza, saper comunicare. Quanto è importante lo studio? Tutti rispondiamo all’unisono “Molto”. Ma la domanda vera è quanto è realmente importante per i nostri figli?

Cosa succede quando un figlio pur avendone le capacità si impegna poco?

Per me l’approccio allo studio è un obiettivo a lungo termine, per mio marito a breve termine.

Il voto o la promozione non è così importante se mia figlia non acquisisce la consapevolezza delle sue capacità e se non matura mettendo il giusto impegno nello studio. Mio marito è d’accordo con me MA per lui l’obiettivo principale è che non venga rimandata.

Io ho talmente tanta fiducia in lei che voglio “correre il rischio”.  Va a ripetizioni, ma finché non torna ad impegnarsi vorrei toglierle le ripetizioni. So che ce la può fare, quindi tocca a lei.

Mio marito, invece, sostiene che se non la supportiamo rischierà di essere rimandata, quindi vuole aiutarla continuando con le ripetizioni. Chiaramente anche lei vuole continuare con le ripetizioni, è più comodo e più facile.

Anche questa volta ci sono state discussioni accese tra di noi, ma questa volta i nostri differenti punti di vista non sono rimasti dietro le quinte. Mia figlia ha assistito ai nostri incontri-scontri ed alle “accuse” che ci siamo rivolti. Nell’ultima discussione affrontata ho detto a mio marito che mia figlia è troppo importante per mollare. Stavolta non mollo.

Probabilmente non si fa così. Ma è proprio quello che penso. Quindi come ne usciamo?

QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. SEVERITÀ O TOLLERANZA. LA CATTIVA SONO IO.

L’approccio all’educazione è un altro punto su cui non siamo totalmente d’accordo. Io sono più severa e lui è più malleabile. Le mie figlie ci prendono in giro dicendo “Quando la mamma dice no è no, mentre a papà basta fare gli occhioni dolci e lui cambia idea”.

Alcune volte ci ridiamo sopra, ma altre volte invece diventa un momento di confronto.

Io credo che quando mia figlia fa qualcosa di sbagliato in modo consapevole non sia giusto lasciare correre. Parlo di errori non gravissimi, ma di errori reiterati. Sa che non si fa e lo fai. Sono atteggiamenti tipici dell’età adolescenziale, questo è il commento di mio marito e so che ha ragione.  Ma dopo un po’ stanca. E per me scatta una punizione. Non Esci. Cellulare requisito ecc. Mio marito è più permissivo e lascerebbe correre. Così la cattiva sono sempre io.

QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. RAPPORTO MADRE FIGLIA.

Si dice che i rapporti madre-figlia siano sempre molto complicati. Non credo di essere una femminista, ma riconosco che le donne hanno una marcia in più. Avendo due figlie le mie aspettative sono più alte. Per questo racconto spesso alle mie figlie quella che chiamo “la favola della vita”. Quali sono le opportunità che la vita offre loro e le esorto a coglierle, tutte. Forse spingo troppo? Noi donne sappiamo quali difficoltà affrontiamo tutti i giorni e quante sfide abbiamo già vinto. Mio marito ogni tanto mi ripete “Lei non è te”. Lo so. Ma io so quanto può essere grande una donna e lui no.

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli tutto si complica. Come si fa a tenere un fronte unito quando in ballo ci sono loro? I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori e alcune volte noi genitori non siamo disposti ad accettare compromessi. Quando i punti di vista sono differenti su educazione, scuola e altro come si può fare? Venerdì leggeremo le risposte e i consigli delle nostre pedagogiste di Studio di psicologia Psynerghia perché i nostri dubbi sono tanti e noi ci teniamo davvero ad essere dei bravi genitori.

Firma Manu

 

 

Bullismo, autostima, fiducia nei genitori, ne abbiamo parlato in Figli al centro. Non è facile, ma possiamo imparare

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti. Le riflessioni delle psicologhe

fiducia-treccaniContinua la collaborazione con il blog Genitorialmente.it e questo mese parliamo di fiducia tra genitori e figli

Fidùcia s. f. [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] (pl., raro, –cie). – 1. Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

Abbiamo iniziato questo post con la definizione della parola Fiducia tratta dal dizionario Treccani della lingua italiana. Una definizione che ci piace sottolineare soprattutto per la parte in cui si parla della produzione di “un sentimento di sicurezza e tranquillità”.

Quel sentimento di sicurezza e tranquillità al quale, nella fase della famiglia con figli adolescenti, tutti tendono: sia i genitori che i figli.

Il primo punto che ci preme sottolineare è dunque questo: anche se appaiono in contrasto tra loro, genitori e figli adolescenti vogliono la stessa cosa: sentirsi sereni e tranquilli e sentire che le persone a cui vogliono bene hanno fiducia in loro.

La fiducia ha dunque strettamente a che fare con la RECIPROCITÀ.

È vero ciò che dice Manu: la fiducia è qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno, già dal primo vagito, segue il ritmo delle relazioni che si instaurano e non può mai darsi per assodata. È sempre in costruzione e in mutamento, a seconda, non solo, come spesso si crede, dell’età dei figli, ma anche della fase di vita che i genitori stanno attraversando.

Chi ha figli adolescenti spesso tende a punteggiare sui loro mutamenti e si pone come osservatore esterno di ciò che accade, dimenticando di essere parte di un sistema in interazione costante e in cui i singoli membri vivono una condizione di INTERDIPENDENZA, in cui il comportamento e le emozioni di ognuno sono fortemente collegati a quelli degli altri.

Si parla spesso di adolescenza come fase di cambiamenti profondi, di imprevedibilità e di incertezza, ma l’adolescenza è anche una creazione degli adulti, ha a che fare con la nostra paura di fronte a ciò che è mutevole. L’adolescenza dunque non è solo CRISI ma anche SPINTA VITALE VERSO IL CAMBIAMENTO e una richiesta, che può diventare urlo, al mondo adulto perché ascolti la parola del passaggio tra chi non è più e chi non è ancora.

Non si è più bambini ma non si è ancora adulti.

Questo momento di passaggio ha bisogno della collaborazione di tutto il sistema familiare: i ragazzi hanno diritto di attraversare il loro momento di crisi e i genitori devono ricostruire l’equilibrio tra distanza e vicinanza, ma spesso si sentono in difficoltà perché fanno fatica a contattare gli adolescenti che sono stati per poter entrare in contatto con i propri figli.

Noi adulti tendiamo a vedere gli adolescenti in due modi: o come creature inquiete, in guerra col mondo, o come esseri fragili e insicuri alla ricerca della propria identità. Ma questa età ha anche il volto della creatività, del desiderio di costruire se stessi e il proprio futuro, di fare progetti, di mettersi alla prova e di inseguire i propri sogni e con essi costruire una vita che valga la pena di essere vissuta.

Abbiamo già detto che l’adolescenza viene spesso collegata all’idea di crisi ma non dobbiamo dimenticare che il termine crisi contiene in sé i concetti di separazione e di scelta e la doppia lettura di vincolo e opportunità.

La crisi non è qualcosa che deve essere evitato, ma va vissuta anche se appare drammatica, perché è un passaggio necessario per la costruzione di un’identità adulta. È proprio laddove la crisi viene evitata che compaiono i sintomi e le patologie. È in questo momento che gli adulti che supportano e curano devono resistere alla tentazione di sostituirsi ai figli e trovare le soluzioni per loro. Per aiutarli davvero devono saper reggere lo stare nel tempo sospeso dell’incertezza, dell’ambivalenza e della confusione.

Le relazioni tra genitori e figli si modificano e cominciano ad emergere differenze che diventano contrapposizioni e conflitti. Si tratta del conflitto necessario per la costruzione della propria indipendenza, una condizione nella quale per affermare se stessi è necessario portare avanti la cosiddetta caduta degli dei. Un bisogno di ridefinizione del legame con i genitori che non sono più le figure idealizzate dell’infanzia ma vengono trasformate in esseri umani reali con i limiti  e le debolezze che questo comporta.

Per i ragazzi è difficile parlare con gli adulti perché questi spesso sono più concentrati sul modello pedagogico della svalutazione degli adolescenti, anziché sulla loro valorizzazione. I ragazzi vogliono essere presi sul serio, si aspettano di essere ascoltati perché hanno cose importanti da dire. Si trovano ad oscillare  tra il sentirsi grandi e piccoli e vengono trattati in modi contrastanti anche da coloro che li circondano.

Non hanno bisogno di sentirsi fare delle prediche ma di incontrare il saper fare e il saper essere dei propri genitori e degli adulti in generale. Le domande in questa fase sono sempre due: chi sono io e da chi sono diverso? Due domande in cerca di risposte che possano bilanciare tra l’autoidentificazione e la differenziazione dall’altro.

Durante l’infanzia è l’adulto, adorato e idealizzato a filtrare i bisogni dei bambini e fare da mediazione con l’esterno, in adolescenza i ragazzi devono prendere in carico se stessi e iniziano a sperimentare le proprie abilità e competenze anche attraverso lo stato di confusione che spesso si trovano a vivere, una confusione che non ha a che fare con difficoltà cognitive ma con la complessità del gestire emozioni e vissuti interni difficili da integrare perché spesso contrastanti e questo da luogo a senso di smarrimento e paura o anche tentativi di negazione. Hanno difficoltà ad avere familiarità con il loro sentire interno, eppure è proprio questa la condizione per potersi fidare di se stessi. È per questo che in questa età sono così frequenti gli agìti, la messa in atto di comportamenti rischiosi che rappresentano un cortocircuito del pensiero e permettono di sperimentare il proprio mondo senza il filtro della coscienza, come se fosse il corpo a dominare.

Il cortocircuito diventa circolo vizioso nel momento in cui gli adulti, che dovrebbero insegnare la vita, pensano che per farlo al meglio sia necessario trasmettere la conoscenza del modo giusto per non sbagliare.

Anche quando si dice ai figli che devono mettersi in gioco correndo il rischio di sbagliare, lo si fa tenendo un certo distacco dalla cosa, mantenendosi spesso su un piano teorico.

Pochi genitori pensano che sia utile parlare ai figli delle proprie PAURE, di quanto ci si sia sentiti SOLI e INCOMPRESI in certe situazioni, di come anche da adulti si faccia fatica a SBAGLIARE e cercare di RIMEDIARE.

Nessuno crede che possa servire a qualcosa mostrarsi fragili e parlare delle proprie difficoltà.

I genitori rinunciano troppo spesso all’arte della NARRAZIONE AUTENTICA DI SÉ, forse pensando che non sia abbastanza interessante o abbastanza perfetta.

A volte si fa l’opposto, costruendo una narrazione non autentica, incentrata sul dover essere e sul senso di adeguatezza, non dando in questo modo ai figli una delle opportunità più grandi per costruire un legame di forte intimità: la possibilità del RISPECCHIAMENTO nei propri genitori, genitori autentici, persone vere, in carne ed ossa, che hanno provato come loro emozioni contrastanti e si sono sentiti in difficoltà, sia alla loro età che da adulti, perché fa parte del gioco della vita. Se c’è una cosa che gli adolescenti fanno in maniera istintiva e intensa è proprio il tenersi lontani da ciò che non è autentico, perché da questo hanno bisogno di differenziarsi.

CHE COSA FARE DUNQUE PER COSTRUIRE UN RAPPORTO DI FIDUCIA CON I FIGLI ADOLESCENTI?

Una relazione fertile, costruttiva e intima ha bisogno di un modello educativo flessibile, che abbia la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di reggere agli scossoni. È necessario accettare di stabilire nuovi confini, ridefinire gli obiettivi educativi evitando la trappola della pedagogia del giusto e dello sbagliato in favore della messa in gioco delle proprie emozioni e dei propri vissuti.

L’adolescente non ha bisogno di prediche ma della possibilità di un confronto diretto con i suoi genitori, della esperienza di sentirsi accolto e visto per ciò che è davvero, di sentire che l’altro ha emozioni, vissuti, una storia e anche un corpo fisico. Un genitore che sa esserci per il proprio figlio perché ha chiaro per primo quali sono le sue emozioni e sa separarle da quelle dei figli.

I figli non hanno bisogno di un manuale esistenziale ma di un punto di vista alternativo sul mondo, un’altra realtà possibile, che non abbia la presunzione di essere quella giusta.

A volte la difficoltà per i genitori è proprio questa: la possibilità di esserci con autenticità. Per gli adulti che non hanno avuto modo di elaborare la propria adolescenza non è semplice affrontare l’adolescenza dei figli, perché questa li mette inevitabilmente di fronte ai propri nuclei non risolti, alle proprie ferite ancora aperte.

E questa è una tappa fondamentale: SEPARARE LE PROPRIE FERITE DA QUELLE DEI FIGLI per poterli aiutare senza spaventarsi e senza irrigidirsi. Se trovano un buon terreno di confronto e non vengono represse, le richieste d’aiuto degli adolescenti possono diventare assunzione consapevole dell’interdipendenza come sistema di relazioni di scambio. Se si arriva a questa condizione si sarà ad un punto di svolta fondamentale: la tolleranza dei propri limiti e il riconoscimento dei propri bisogni permette di riconoscere se stessi e l’altro come persone reali con le quali si può entrare in contatto autentico, senza correre il rischio di costruire relazioni fusionali.

Testi per approfondire il tema:

Anna Fabbrini, Alberto Melucci – L’età dell’oro

Jesper Juul, La famiglia è competente 

 

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia, studio di psicologia

 

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti. Le domande dei genitori

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Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente.it, questo mese parliamo di fiducia tra genitori e figli. Diamo la parola ai genitori e venerdì pubblicheremo le nostre riflessioni.

 

 

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti è la domanda che affligge molti genitori perché sia che si parli di rendimento scolastico, di rapporti sociali o all’interno della famiglia, noi genitori abbiamo capito che tutto passa da lì. Come fidarci dei nostri figli e come fare che i nostri figli si fidino di noi?

Non esiste un momento della vita in cui il rapporto di fiducia tra genitori e figli sia meno importante, ma sicuramente esiste un periodo in cui creare un rapporto di fiducia con il proprio figlio è fondamentale, quel periodo è l’adolescenza. Quando i tuoi figli diventano adolescenti tutte le regole saltano. I nuovi comportamenti ti destabilizzano.

Tu non li capisci, loro non parlano, il mondo è pericoloso, il futuro è incerto. Rabbia, sconforto, tentativi di comprensione, un passo avanti e 10 indietro, o forse no?

Chi non parla?

Chi non ascolta?

Michela, Sonia e altre mamme ci hanno posto delle domande che gireremo alle psicologhe (http://psyblog.blog.tiscali.it/2017/01/23/i-problemi-scolastici-in-adolescenza-cosa-possono-fare-i-genitori/) che collaborano con noi e ci affiancano nel lavoro più difficile del mondo: diventare un buon genitore … di un adolescente.

Ho chiesto a mia figlia di fidarsi di me.

Dammi questa chance, non chiudere la porta, dammi una possibilità di dimostrarti che anche se non sono d’accordo con te, anche se mi arrabbio, io sono e sarò sempre dalla tua parte.

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti

Fiducia: perché se ti fidi di me non devi nascondere quello che fai. Se non hai studiato, se hai fumato, se hai bevuto, se non hai usato le giuste precauzioni in un rapporto sessuale. Se un figlio si fida di un genitore sa che solo il genitore può aiutarlo.

Hanno paura che non li capiamo, che li giudichiamo, che li puniamo, o hanno paura che ce ne freghiamo?

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti. Da quando?

Ma soprattutto quando? Io credo che sia un percorso che inizia dal primo vagito. C’è chi non lo fa, ma c’è chi lo fa e c’è chi lo vuole fare ma non sa come fare.

Io ho sempre parlato tanto con le mie figlie, e credo anche di averle ascoltate sempre. Dico credo, perché ovviamente non lo so; fino ad oggi la famosa frase “Tu non mi ascolti” non è ancora arrivata, ma ne sono arrivate altre “Ce l’hai sempre con me. Date sempre la colpa a me” … non so se si possono considerare sinonimi.

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti. Le paure

Credo sia normale avere paura della reazione di un genitore di fronte a un fatto negativo. Ma quando questa paura è sproporzionata rispetto al fatto in se stesso? Il timore della reazione del genitore o dell’adulto di riferimento portano a mentire e spesso fanno accrescere il senso di colpa e di inadeguatezza.

Cosa possiamo fare affinché i nostri figli si fidino di noi?

Ci permettano di star loro vicino, di aiutarli a risolvere il problema?

Quando la paura è paura di sbagliare? Paura dei giudizi dell’adulto di riferimento? Paura dei giudizi degli amici o dei compagni di scuola?

L’adolescenza è un periodo di grandi insicurezze.

Dove finisce la timidezza e la vergogna e inizia la paura?

Il timore di fare brutta figura?

E noi genitori come possiamo aiutarli a non avere questi timori. La figlia di Sonia a scuola si isola e non parla, ha paura di fare brutta figura con i compagni. Nessuno riesce a farle vincere questa paura, neanche le rassicurazioni degli insegnanti. Cosa può fare un genitore oltre a rassicurarla e dirle che può e deve sbagliare perché è così che si impara?

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti. Le continue bugie nonostante tutto.

Perché i nostri figli continuano a mentire? Bugie quando non serve mentire. Bugie quando vengono scoperti, bugie anche davanti all’evidenza. Come quella volta in cui la figlia di Michela aveva raccontato che era stata tutto il pomeriggio in biblioteca con le amiche; invece poi era andata in giro. L’amica aveva avuto la brillante idea di pubblicare su Facebook una loro foto. Eppure la figlia di Michela continua a negare l’evidenza:

“Non è vero, tu non ti fidi di me”!

Sono tanti gli esempi in cui i nostri figli si fissano su bugie assurde. Cosa dobbiamo fare? Fingere di dargli ragione? Discutere diventa una lotta testa a testa, infinita. I nostri figli ci mentono perché non si fidano di noi o c’è un altro motivo? Tutto questo innesca una “brutta” spirale fatta di controlli e di tensioni.

Sono tante le domande che ogni genitore si pone.  Venerdì prossimo le psicologhe di Psyblog.it (http://psyblog.blog.tiscali.it/tag/genitori-e-figli/) ci aiuteranno a trovare alcune risposte.

Come creare un rapporto di fiducia con figli adolescenti è la sfida più importante per ogni genitore, non stiamo cercando il controllo sui nostri figli, vorremmo poterci fidare e consegnarli al mondo perché vivano la loro vita con la consapevolezza che noi saremo sempre dalla loro parte.

Ragazzi fidatevi di noi!

Firma Manu

 

 

Se stai tentando di diventare un buon genitore, vieni a leggere Figli al centro che troverai un valido aiuto, un passo dopo l’altro.