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Il ruolo paterno nell’educazione delle figlie. La nostra risposta ai genitori di Genitorialmente.it

Father and daughter

Leggiamo e, con piacere proviamo a fermarci a riflettere insieme a Manu e Flavia del blog di genitori Genitorialmente.it sui diversi punti che hanno evidenziato  e che ci hanno colpito.

 

Iniziamo con un’affermazione che potrebbe diventare un mantra “Anche se a volte non sembra un adolescente ha bisogno dei suoi genitori”.

L’adolescenza, come tutti i momenti di passaggio, è un’età delicata in cui aumenta il desiderio di autonomia e indipendenza e di conseguenza le richieste dei ragazzi si fanno più insistenti e la pazienza dei genitori viene spesso messa alla prova.

Aumentano gli scontri perché le visioni della vita diventano differenti e i genitori si ritrovano a dover fare i conti col sentirsi “rifiutati” dai propri figli.

Quante volte ci si sente dire frasi come queste: “lasciami fare, questa è la mia vita!”, “ma cosa vuoi da me, pensa alla tua vita!”, “lasciami in pace, ho diritto di fare le mie esperienze!”.

Si tratta di frasi che colpiscono molto perché vanno a toccare la sfera emotiva, ed è difficile non sentirsene travolti e non sentirsi schiacciati o non stimati come genitori.

In realtà proprio in questi momenti è fondamentale riuscire a non dare troppo peso alle parole che i ragazzi usano e non perdere di vista il mantra “anche se non sembra, mio figlio ha bisogno di me”, un adolescente ha sempre bisogno della presenza vigile, ma non opprimente dei genitori, di regole e limiti e anche di discussioni e litigi.

La regola di base è che, anche se non lo ammetterebbe mai, un adolescente ha uno straordinario bisogno dei suoi genitori, che siano mamma e papà, due mamme o due papà.

Anche se in questo periodo della sua vita diventano particolarmente importanti i coetanei, i genitori svolgono una funzione differente, di contenimento e di “base sicura” alla quale tornare anche quando si fanno esperienze differenti.

Il segreto è dunque quello di riuscire ad esserci, in modo discreto, anche quando ci si sente rifiutati, anche quando i figli sembrano vergognarsi dei genitori, perché queste figure, se ben funzionanti, sono fondamentali per aiutare il ragazzo a diventare un adulto competente.

Un altro punto fermo è quello che i genitori siano d’accordo sulla linea educativa da seguire con i figli e che ci sia tra loro complicità… insomma se la coppia funziona bene è più facile anche fare i genitori, perché si sente nell’altro un sostegno e ci si può affidare a lui quando ci si sente in difficoltà.

Bisogna sempre ricordarsi che i figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori, per cui avere una chiara divisione tra i sottosistemi è una grande risorsa: in famiglia è chiaro chi sono i genitori e chi i figli o, a volte,  i ruoli e le funzioni si sovrappongono?

Sulla base dei due punti fermi elencati sopra ci sentiamo dunque di dire che non ci sono regole fisse su come crescere i propri figli e accompagnarli in questa età.

Riteniamo che, anche nello specifico, delle figlie femmine, non ci siano cose che è meglio faccia un padre e cose che è meglio faccia una madre.

La buona riuscita di un intervento educativo è infatti legata a come l’intervento stesso viene proposto e quindi a quanto la persona che lo mette in atto lo sente suo, insomma se il genitore, mamma o papà crede nel valore di ciò che sta cercando di trasmettere, la cosa andrà probabilmente a buon fine. Se invece ci si sente esitanti e sembra di zoppicare,  il figlio o la figlia coglierà questo segnale e ne approfitterà, perché questo è il suo ruolo.

Ci sono dunque situazioni che i genitori possono gestire insieme e altre che possono gestire da soli, sulla base delle loro competenze individuali e di relazione con i figli e le figlie.

Il ruolo paterno nel corso degli anni è cambiato molto e, se in passato i padri avevano soprattutto la funzione di trasmettere e fare rispettare le regole, adesso è sempre più frequente riscontrare una interscambiabilità dei ruoli che è molto funzionale per l’educazione dei figli: non ci sono dunque compiti più adatti a un padre o a una madre, ma le funzioni genitoriali possono essere esplicate da entrambi.

Questo non significa che ci si debbano dividere i compiti a metà, ma che ognuno può essere genitore seguendo le proprie caratteristiche di personalità e sulla base della relazione con il proprio partner e con i figli.

Condividiamo la riflessione di Manu e Flavia

“Credo che in moltissime famiglie si tenda a cercare somiglianze caratteriali con i propri figli. Le affinità di carattere se da un lato possono aiutare la comprensione, dall’altro possono ostacolare il dialogo perché il rischio di scontri è sicuramente maggiore. Tuttavia è anche vero il contrario: se i caratteri sono molto diversi è difficile trovare un’intesa.”

Quello che scrivono è senz’altro vero e tanti genitori possono riconoscersi in questa affermazione, proprio per questo la flessibilità dei ruoli nell’educazione dei figli può essere un grande valore: ci sono situazioni in cui è meglio che intervenga un genitore e altre, in cui è meglio che intervenga l’altro. Ci sono momenti in cui si può intervenire assieme. Ci sono anche momenti in cui ogni intervento sembra fallire e si va inesorabilmente verso lo scontro.

In questi momenti bisogna sempre ricordare che lo scontro è inevitabile in un’età in cui, per definire se stessi bisogna necessariamente mettere in discussione tutto ciò che c’è attorno, comprese le figure dei genitori.

Sta dunque al padre e alla madre avere la capacità di accettare di sentirsi criticati, messi da parte, anche svalutati, tenendo a mente che lo è per alcuni momenti ma non è una messa in discussione della loro identità in assoluto.

Le affinità caratteriali possono essere risorsa e ostacolo, la sensibilità dei genitori deve affinarsi a comprenderlo e accoglierlo.

La presenza paterna è dunque fondamentale come quella materna, questo vale sempre quando ci sono due genitori. Non è detto invece che sia sempre utile l’affinità di genere. Le funzioni materna e paterna possono infatti essere svolte in modo interscambiabile da madre e padre e lo stesso vale se ci sono due genitori dello stesso sesso.

Gli studi sulla genitorialità ci dicono infatti che non ci sono differenze sullo sviluppo dei figli cresciuti in famiglie omogenitoriali e eterogenitoriali, né dal punto di vista emotivo, né da quello cognitivo, questo perché non è il sesso dei genitori la variabile che fa la differenza, ma la capacità di amare, dare regole, educare, accogliere e trasmettere valori.

L’ultimo punto a cui Manu e Flavia fanno riferimento è molto importante e lo analizziamo a partire dai termini, assolutamente corretti, che hanno utilizzato, parlano infatti di “educazione all’affettività e alla sessualità”. L’educazione alla sessualità è infatti solo una parte della sfera più ampia dell’affettività, le cui basi vengono gettate sin dalla nascita dei propri figli.

La sfera della sessualità è un tema che manda in crisi molti genitori, che si sentono imbarazzati a pensare ai propri figli e, spesso ancora di più alle proprie figlie che crescono anche da questo punto di vista.

Anche qui vale una regola fondamentale: se i genitori pensano che sia un argomento spinoso ai figli passerà questo messaggio e la conversazione sarà improntata da un senso di imbarazzo e vergogna, sia che venga affrontata dal padre che dalla madre.

È un argomento che può essere affrontato in vari modi e sicuramente non “una volta per tutte”, per cui è fondamentale che, a seconda della situazione e del momento possano intervenire entrambi i genitori, solo la madre o solo il padre.

Riflettiamo con voi sul fatto che possa essere un po’ rischioso che sia un argomento di totale pertinenza solo di un genitore e che, il contributo di entrambi: madre e padre possa essere fondamentale, perché sono differenti, hanno esperienze differenti e probabilmente potranno dare un sostegno che va ad integrare quello dell’altro, visto che i timori legati ai fattori di rischio in questa sfera, saranno probabilmente gli stessi.

Per leggere il post del blog Genitorialmente.it, andate al link:www.genitorialmente.it/

Il mese prossimo parleremo di Identità di genere e omosessualità.

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Nella foto “Padre e figlia” opera di Susan Lordi

Il ruolo paterno nell’educazione delle figlie

Foto il ruolo del papà-Genitorialmente

Quello che segue è il primo post frutto della collaborazione con il blog Genitorialmente.it. e contiene le riflessioni e le domande di due mamme, alle quali tenteremo di rispondere tra qualche giorno.

 

“Abbiamo due figlie femmine, ritengo che siamo due genitori molto presenti, maggiormente io per questione di tempo e, credo, di carattere. Ora le mie figlie si affacciano all’adolescenza e penso che la mia presenza non basti più, o meglio, credo che il ruolo paterno nell’educazione delle nostre figlie debba essere maggiore o diverso.

Cerco di avere un dialogo aperto con le mie figlie, di parlare di tutto, ma chiaramente ci sono argomenti e argomenti.

L’argomento di cui parliamo principalmente è la scuola. Mio marito ha sicuramente aumentato la sua attenzione negli ultimi due anni, abbiamo due approcci differenti lui quotidianamente è molto attento, mentre io lascio loro piena autonomia, e intervengo quando i voti iniziano a peggiorare diventando molto pressante.

Mi sono sempre chiesta se è giusto così o se invece sarebbe meglio per noi e le nostre figlie che ci sia un solo genitore a occuparsi di un determinato argomento? Esistono delle specifiche competenze di un genitore? Qual’è il ruolo paterno nell’educazione delle figlie?

Le nostre figlie hanno caratteri completamente diversi. La più grande è simile a mio marito e la più piccola a me. Credo che in moltissime famiglie si tenda a cercare somiglianze caratteriali con i propri figli. Le affinità di carattere se da un lato possono aiutare la comprensione, dall’altro possono ostacolare il dialogo perché il rischio di scontri è sicuramente maggiore. Tuttavia è anche vero il contrario: se i caratteri sono molto diversi è difficile trovare un’intesa.

Quindi mi chiedo se le affinità caratteriali aiutino o siano un ostacolo nel dialogo e nella comprensione dei nostri figli. O se invece la capacità di instaurare un dialogo dipenda dall’affinità di genere e quindi qual è il ruolo paterno soprattutto in questo delicato periodo.

C’è un argomento in particolare che secondo mio marito dovrebbe essere di mia totale competenza: l’educazione all’affettività e alla sessualità. In passato sono sempre stata d’accordo con lui, ma ora mia figlia più grande inizia a confrontarsi con l’altro sesso e per questo sto cambiando idea. Il mondo maschile è un mondo sconosciuto e quindi fonte di maggiore insicurezza. Forse le figlie femmine hanno maggiormente bisogno di parole maschili, perché è quello il mondo con cui si confronteranno: il loro padre è un uomo e si può fare maggior interprete dei pensieri e sentimenti maschili, credo che il ruolo paterno nell’educazione all’affettività sia fondamentale soprattutto per chi ha figlie femmine

Quanti dubbi, e quante domande. Aspettiamo i commenti delle nostre esperte di  http://psyblog.blog.tiscali.it/ PsyBlog e studiopsynerghia http://studiopsynerghia.com/

Manu e Flavia del blog Genitorialmente.it

Da oggi inizia una nuova collaborazione con Genitorialmente.it

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Abbiamo il piacere di presentarvi una nuova collaborazione con Genitorialmente.it un blog di genitori che abbiamo incontrato nel nostro cammino e avuto modo di apprezzare.

Si tratta di uno di quegli incontri che nascono per caso e poi diventano preziosi.

Siamo psicologhe specializzate in terapia familiare e crediamo fortemente nelle risorse delle famiglie.

A tutte le famiglie capita di affrontare dei momenti di difficoltà: ci sono temi che sono peculiari di una famiglia e temi che sono invece universali, tipici delle diverse fasi del ciclo di vita e, che possono essere affrontati in modo differente.

Questa collaborazione nasce dall’intento di stimolare, attraverso delle riflessioni, la messa in atto delle risorse che le famiglie hanno, anche quando faticano a vederle, senza la presunzione di dare dei consigli ai genitori che, secondo noi, sono sempre i maggiori esperti rispetto ai propri figli.

Ogni mese saremo ospiti di Manu e Flavia, che hanno ideato e gestiscono con amore il blog Genitorialmente.it,  loro saranno poi nostre gradite ospiti qui e sul nostro blog Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere.

Il 19 marzo è la festa del papà, inizieremo dunque con un post sul ruolo paterno nell’educazione delle figlie.

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Nei panni di… Laboratorio di travestimenti alla scoperta di sé, degli altri e delle altre…

Locandina laboratorio 13 marzo 2016

Al via la nuova edizione della manifestazione “Le lesbiche si raccontano”, al suo interno ci sarà anche un laboratorio per bambini e bambine ideato e portato avanti da noi dello studio Psynerghia e dall’associazione Famiglie Arcobaleno.

Il laboratorio è aperto alle bambine e ai bambini dai 4 agli 8 anni, fino ad un massimo di 15 iscritt*.

Domenica 13 marzo dalle 10 alle 12 presso il Lazzaretto di Cagliari sarà possibile sperimentarsi in un laboratorio sui travestimenti.

Si tratta di un’attività volta a favorire la libertà d’espressione e l’elaborazione di un proprio punto di vista, attraverso la messa in discussione degli stereotipi di genere legati alle professioni.

Questi temi verranno trattati attraverso una modalità ludica che prevede l’uso del gioco simbolico, che è una delle attività preferite dalle bambine e dai bambini ed ha un ruolo fondamentale nella sperimentazione e rielaborazione della realtà in cui vivono. Grazie al gioco simbolico possono immaginare e plasmare come vogliono il loro mondo vivendo le proprie emozioni e rendendole azioni.

Tra i vari tipi di gioco simbolico il travestimento ha un ruolo speciale: permette di calarsi direttamente nei panni dei personaggi del gioco, semplicemente usando la propria fantasia.

Attraverso il travestimento è possibile sperimentare altre immagini di sé, vivendole in prima persona e confrontandosi con i travestimenti scelti dagli altri partecipanti.

Il travestimento è anche un modo per accrescere creatività e fantasia, per aumentare l’autostima e la capacità di socializzazione con i pari.

Con l’ausilio di una filastrocca sarà affrontato il tema degli stereotipi di genere legati alle professioni e all’abbigliamento.

Delle grandi ceste piene di vestiti e accessori di vario tipo permetteranno alle bambine e ai bambini di sperimentare diversi travestimenti alla scoperta di sé e degli altri e delle altre.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Il diritto alla famiglia è un dovere! No agli stralci sul DDL Cirinnà

volantino LGTB“Prima non esistevamo, adesso esistiamo e valiamo molto meno degli altri”

Inizia con una citazione di Claudio Rossi Marcelli il comunicato scritto dalle associazioni Arc, Mos, Cgil Nuovi Diritti Sardegna, Famiglie Arcobaleno, Agedo Cagliari, Agedo Sassari, UnicaLGBT, in riferimento all’attuale messa in discussione del DDL Cirinnà, che prevede lo stralcio della parte relativa alla stepchild adoption: un vero e proprio attacco al cuore della legge sulle unioni civili.

Si firmano NOI perché, a differenza di quanto si sta cercando di fare credere, le associazioni sono unite in questa battaglia per i diritti civili. Lo sono adesso come all’inizio del percorso: quella strada in salita per vedere finalmente riconosciuti i propri diritti civili.

I propri diritti e quelli dei propri figli e delle proprie figlie.

Bambini e bambine che esistono, vivono in famiglie che li amano e li crescono nel rispetto degli altri e nella valorizzazione delle differenze tra le persone.

Bambini e bambine che giocano, vanno a scuola, hanno amici.

Bambini e bambine che hanno una famiglia ma non possono dire di averla perché qualcuno ha deciso, nel loro nome, senza nemmeno conoscerli, che cosa sia meglio per loro.

Qualcuno che millanta conoscenze sulla genitorialità, basate non su informazioni scientifiche, ma sul sentito dire e su stereotipate rappresentazioni della realtà, che non riflettono minimamente la complessità del reale.

Come professioniste del sociale ribadiamo ancora una volta che l’orientamento sessuale dei genitori non ha nulla a che vedere con le competenze genitoriali.

Le competenze genitoriali si basano infatti sulla capacità di trasmettere amore, valori e regole. Ci sono circa 40 anni di ricerche che sostengono che che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale dei figli. Decenni di dati che dimostrano che bambini e bambine che crescono in una famiglia con uno o due genitori omosessuali non sono esposti a nessun rischio specifico. Come sostiene già dal 2006 l’American Academy of Pediatrics: “Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori.”

È del 2011 la posizione espressa dall’AIP, Associazione Italiana di Psicologia, che ricorda che i risultati delle ricerche fin’ora condotte hanno documentato che il benessere psicologico e sociale dei componenti non dipende dalla composizione familiare, ma dalla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali all’interno della famiglia.  “Non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di garantire loro cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, superare incertezze e paure, sviluppare competenze emotive e sociali”.

Si tratta di temi sui quali la comunità scientifica è unanime, eppure le istituzioni ancora faticano a reggere il passo, ancorandosi a presunte convinzioni etiche senza alcun fondamento scientifico.

Raccogliamo a questo proposito la testimonianza di Silvia De Simone di Famiglie Arcobaleno che ci spiega i motivi della delusione, della rabbia e del dolore di questi giorni:

“Siamo molto deluse e tristi, per le nostre figlie e i nostri figli che esistono già, per quelli e quelle che nasceranno e per questo paese che non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti verso la civiltà. Avevamo deciso di accontentarci del minimo sindacale, di briciole di diritti, per dormire sonni più tranquilli, e invece niente. Ci sentiamo prese in giro da politici che sono venuti nelle nostre case, che ci hanno fatto promesse, che ci hanno illuso che qualcosa potesse finalmente cambiare nelle nostre vite e nella cultura del nostro paese. Questo governo non ha voluto riconoscere ai nostri bambini e alle nostre bambine neanche un minimo di tutele per non essere discriminati per l’orientamento sessuale dei propri genitori. Come spieghiamo domani alle nostre figlie che non hanno approvato la legge tanto discussa e che non potranno avere entrambi i nostri cognomi? Come spieghiamo alle nostre figlie che possiamo unirci civilmente, ma che non possiamo sposarci come i genitori dei loro compagni di scuola?”

Ci uniamo al dolore e alla tristezza di queste famiglie vive e reali, che ancora una volta subiscono un sopruso e una vera e propria violenza: usate dalla politica per il bieco raggiungimento dei propri obiettivi e poi disconosciute come se nulla fosse.

Condividiamo il testo integrale del comunicato, che riteniamo più efficace di tutte le nostre parole:

“Abbiamo temuto, in questi due anni, che alla fine qualcosa non andasse per il verso giusto e che la montagna partorisse il topolino.
Non avevamo messo in conto la beffa finale: il voto di fiducia volto a tenere dentro gli omofobi presenti in maggioranza, la negazione dei diritti e perciò di un futuro alle bambine e ai bambini esistenti, concreti, reali, delle Famiglie Arcobaleno, il cedimento alla ragion di stato, la menzogna secondo la quale un risultato sia pur modesto lo si porta a casa.
Niente di più falso: lo stralcio della stepchild adoption da una proposta che già era un compromesso al ribasso confina le persone omosessuali in un limbo nel quale la genitorialitá non é né ammessa né contemplata e quella già esistente é negata al genitore non biologico; perché al di là di ciò che dicevano gli imbonitori da circo barnum dei salotti televisivi questo é la stepchild adoption: l’adozione del configlio, quel figlio che é biologicamente solo del tuo partner ma che dal primo momento della sua esistenza é stato figlio e figlia anche dell’altro genitore. L’adozione sarebbe servita solo a mettere un sigillo legale su una situazione già esistente e a garantire a quella bambina e a quel bambino il diritto a un futuro anche in caso di morte del genitore biologico.
Non approvare quella norma, stralciarla, significa semplicemente snaturare l’intera legge, renderla ingiusta, perché soddisfa alcuni bisogni di una parte e come contropartita nega diritti all’altra parte, guarda caso quella più debole.
E allora meglio nulla e far ripartire immediatamente la battaglia complessiva per la piena parità, meglio inchiodare ciascun parlamentare e ciascun gruppo alle proprie responsabilità di fronte alle cittadine e ai cittadini che questa legge la volevano, che sono scese e scesi in piazza, che pensano che essere un buon genitore non dipende dall’orientamento sessuale ma dalla capacità di amare.
Non vogliamo avallare una foglia di fico che metta solo il governo al sicuro dai richiami della UE, non crediamo al disegno di legge che dovrà prevedere una riforma delle adozioni. Conosciamo i tempi italiani in materia di diritti civili: tra la legge sul divorzio e quella sul divorzio europeo (cosiddetto breve) son trascorsi 40 anni e più.
Rispediamo al mittente le offerte del governo di una legge senza stepchild adoption: é come se quei figli e quelle figlie oggi fossero di tutte e tutti noi.
Perciò metteremo in atto momenti di mobilitazione che culmineranno nella manifestazione del 5 marzo.
Perchè un abbozzo di legge non ci serve: VOGLIAMO IL PANE MA VOGLIAMO ANCHE LE ROSE #meglioniente

NOI: Arc, Mos, Cgil Nuovi Diritti Sardegna, Famiglie Arcobaleno, Agedo Cagliari, Agedo Sassari, UnicaLGBT”

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Gender: che genere di discorso – Diritti di Famiglie 2016

Abbiamo il piacere di condividere il programma del seminario “Diritti di Famiglie 2016 – Gender: che genere di discorso” che si terrà venerdi 22 gennaio dalle ore 14.15, presso il Liceo Classico G. Siotto Pintor, Viale Trento, 103, Cagliari.

Oggi si sente di frequente parlare di Gender o di Ideologia/Teoria Gender, spesso senza sapere davvero a cosa si fa riferimento e senza conoscere l’importante contributo degli studi scientifici di genere.

Il seminario Diritti di Famiglie 2016 – si propone di contestualizzare questi termini e spiegare come si sia arrivati a strumentalizzare la parola Gender, facendola diventare un concentrato di paure e dubbi basati essenzialmente sull’ignoranza.

L’incontro è organizzato dall’Associazione ARC Onlus e dall’Ordine Assistenti Sociali della Sardegna.

E’ aperto a chi lavora nel sociale, a chi lavora nelle scuole e a tutti coloro che vogliono approfondire un tema di grande attualità.

Trovate i dettagli nella locandina qui sotto:

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Una famiglia come tante. La Donna Sarda intervista Fabiana Secci e Maria Grazia Rubanu

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Condividiamo con voi un articolo pubblicato su La Donna Sarda.

Martina Marras è venuta a trovarci durante il laboratorio “Famiglie…a colori!” e ha intervistato Fabiana Secci di Famiglie Arcobaleno e Maria Grazia Rubanu dello studio Psynerghia.

Cliccate sul link per l’articolo e i video: Una famiglia come tante: semplice, noiosa, omogenitoriale

 

Famiglie…a colori!

Oggi abbiamo il piacere di condividere con voi un’iniziativa che ci sta particolarmente a cuore:

Famiglie … a colori!

Un laboratorio rivolto a bambine e bambini dai 4 ai 10 anni, un’attività che attraverso alcune fiabe permetterà di fare un viaggio alla scoperta delle tante, coloratissime famiglie che possiamo incontrare nel corso della nostra vita. Un percorso di valorizzazione delle differenze che passa per il riconoscimento e il rispetto delle persone con cui entriamo in relazione nel nostro quotidiano.

Parole e colori prenderanno forma grazie alla voce di Tiziana Di Benedetto e alla collaborazione di Famiglie Arcobaleno, Arc e Psynerghia.

Vi aspettiamo sabato 30 maggio dalle 16.30 all’Ex Vetreria a Cagliari.

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I miti delle famiglie

albero.della_.vita_.di_.klimt_In alcuni articoli precedenti abbiamo già detto che “l’immagine condivisa sul piano sociale di che cosa sia la famiglia corrisponde alla struttura della famiglia nucleare tradizionale, caratterizzata però da relazioni definite dallo scambio affettivo e dalla parità fra i partner della coppia” (Fruggeri, 1997, p.95).

Questa immagine influenza sicuramente i miti familiari, soprattutto il mito dell’armonia e quello dell’unità, che si configurano come elaborazioni idiosincrasiche della rappresentazione sociale della famiglia come nucleare ed intima. Continua a leggere

Come natura vuole?

Mercoledì 18 giugno dalle ore 15 nell’Aula Magna del corpo aggiunto Sa Duchessa dell’Università di Cagliari, si terrà il Seminario“Come natura vuole?”.
 
Nuove famiglie e nuove relazioni mettono in discussione le definizioni di normalità e natura. La critica alla “riparazione” di gay e lesbiche, questioni di genere e altre nuove sfide per psicologhe/i, assistenti sociali, insegnanti, educatrici ed educatori, per chi lavora in ambito familiare e per chiunque voglia orientarsi e approfondire modelli di approccio alla diversità.

Come natura vuole