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Come parlare con i figli adolescenti. La risposta delle psicologhe

chiave toppaContinua la collaborazione con i genitori del blog Genitorialmente e questo mese il tema è il dialogo con i propri figli adolescenti.

Manu ci parla di quanto per lei sia importante il dialogo con le sue figlie, forse anche perché è la cosa che sente esserle mancata di più con i suoi genitori:

“Il dialogo per me è fondamentale a tutte le età, io sono malata di dialogo. Forse un genitore riflette sui figli quello che ha vissuto quando il figlio era lui. Può succedere che ti comporti come i tuoi genitori si sono comportati con te o esattamente al contrario, ecco questo è il mio caso.”

Ci parla di quanto, proprio per questo, quando questa modalità sembra non funzionare, si sente frustrata.

Eh già! Uno cerca di fare del proprio meglio e di evitare di ripetere gli errori fatti dai propri genitori e poi si ritrova a vivere le loro stesse frustrazioni.

Con i figli che a volte parlano e a volte no, con le differenze tra un figlio e un altro che fanno capire che davvero non si può mai abbassare la guardia e pensare di avercela fatta, di avere trovato la chiave per entrare nella stanza dell’adolescenza, perché poi questa chiave, a un certo punto, nella toppa non ci entra più!

Cosa fare quando un figlio non parla?

 “Che cos’hai fatto oggi?”

“Niente”

Quante volte siamo stati protagonisti o testimoni di una conversazione di questo tipo tra un genitore e suo figlio adolescente?

“Niente” è una risposta adolescenziale molto tipica che suscita negli adulti reazioni di fastidio e disorientamento.

“Ci vediamo così poco e tu non hai nemmeno voglia di parlare”

Questa può essere la conseguente risposta piccata del genitore di turno che porterà probabilmente il ragazzo a rispondere con uno sbuffo contrariato “uff!”.

I genitori si sentono confusi di fronte alla carenza di comunicazione dei propri figli, soprattutto quando il lavoro e gli impegni riducono le occasioni di incontro, ma quel “niente” a volte significa soltanto “non è il momento”.

Il compito difficile dell’adulto è quello di mantenere viva la propria curiosità nei confronti del figlio, senza assillarlo e, se saprà attendere il momento giusto, si ritroverà ad ascoltare racconti dettagliati di giornate attuali e persino passate…a volte fino alla nausea.

Quando si hanno figli adolescenti succede questo: silenzi e musi lunghi si alternano a relazioni dettagliate persino relative a mesi precedenti; arriva un momento in cui un evento diventa disponibile alla narrazione e d’un tratto la parola trova voce e prende vita.

Questo accade quando è possibile, quando è giunto il momento.

In adolescenza il processo di costruzione della propria identità passa anche attraverso le parole per dire se stessi.

Nella cosiddetta afasia degli adolescenti non sempre c’è un esplicito desiderio di non parlare con gli adulti, spesso è presente una difficoltà: l’impossibilità a dire una determinata cosa e allo stesso tempo la difficoltà a parlare di questa impossibilità.

Non si tratta, per usare le parole di Manu “di stare fermi e aspettare che l’adolescenza passi”, ma di sintonizzarsi emotivamente e affettivamente con se stessi e con i propri figli e comprendere in questo modo di cosa parla il proprio desiderio di dialogo e l’angoscia determinata dai silenzi di un figlio.

Mamma Manu è stata bravissima a mettersi in questa posizione di ascolto e ha trovato le sue risposte la prima risposta è perché sono le mie figlie, mi piace parlare con loro, conoscerle, vedere come crescono, il secondo motivo, forse il più importante, proprio per il fatto che sono adolescenti, è perché ho paura.”

Paura che tanti genitori hanno in questo periodo della vita dei figli: la paura che questi facciano degli errori, dei grandi errori, di quelli che sembrano irreparabili, quelli per cui si pagano le conseguenze per molto tempo.

È comprensibile, umano e condivisibile voler aiutare i propri figli e sostenerli perché siano in grado di non mettere a rischio la propria sicurezza e siamo d’accordo con quanto dice Manu Se avete un problema importante, le vostre amiche potranno ascoltarvi, ma solo i vostri genitori sapranno aiutarvi.”

Ed ecco un altro tema importante sul quale soffermarsi:

Siamo proprio sicuri che anche il silenzio di nostro figlio non sia un modo per comunicare con noi?

L’adolescente non è solo un musone che non ha voglia di parlare con i genitori, ma anche un individuo che sta costruendo la propria coscienza di sé attraverso il silenzio, che spesso non viene tollerato dagli adulti perché loro stessi non sono più abituati a viverlo.

Eppure il tempo del silenzio e della riflessione è un tempo fondamentale per metabolizzare le sensazioni e le esperienze.

In questa fase la voglia di parlare e i silenzi si alternano e diventa importante avere dei segreti da non condividere con i grandi, genitori in primis. La parola prende più facilmente voce con gli amici, soprattutto quelli più cari, magari l’amico intimo con cui si costruisce anche un linguaggio condiviso.

In un momento come questo l’adulto dovrebbe osservare e ascoltare anche il silenzio, che è comunque comunicazione. Bisognerebbe avere la capacità di considerare il silenzio di un figlio non come un blocco, ma anche come un’occasione di crescita.

Il silenzio di un adolescente non ha bisogno di parole ma di presenze rispettose e permette un contatto con l’altro nel momento in cui il proprio diritto a tacere viene riconosciuto, come diritto all’alterità.

Attraverso il riconoscimento del suo silenzio l’adolescente si sente riconosciuto anche come individuo indipendente e impara a stare, a rivolgere la propria attenzione anche verso il mondo interno, a fare imprimere le esperienze perché possano lasciare il segno.

Vede riconosciuto il suo diritto di prendere tempo per capire le cose, per viverle anziché correre loro accanto.

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Studio di psicologia Psynerghia

Come parlare con i figli adolescenti

foto Genitorialmente DIALOGOContinua la collaborazione con i genitori del blog Genitorialmente

Questo mese l’argomento di cui parleremo è:

Come parlare con i figli adolescenti.

“Il dialogo per me è fondamentale a tutte le età, io sono malata di dialogo. Forse un genitore riflette sui figli quello che ha vissuto quando il figlio era lui. Può succedere che ti comporti come i tuoi genitori si sono comportati con te o esattamente al contrario, ecco questo è il mio caso.

Io credo fortemente nella comunicazione, nella vita privata come nel lavoro, ritengo che solo parlando si può capire, conoscere, fare delle scelte. e crescere.

Ricordo che ho iniziato a parlare alle mie figlie quando erano in grembo, ho continuato quando erano in carrozzina e non ho mai smesso. Si dice che se vuoi che i tuoi figli ti raccontino la loro giornata, la loro vita, tu devi raccontargli la tua.

Io ho sempre fatto così, ma devo dire che ha funzionato a metà, ovvero ha funzionato con la mia seconda figlia ma non con la prima, quindi credo che alla fine sono i nostri ragazzi che decidono se parlarci, quando parlarci e cosa dirci.

Parlare con i figli per me è, come si dice, una fissa.

Cosa fare quando un figlio non parla?

Ci sono quei ragazzi che io definisco i “finti chiacchieroni”, non smettono mai di parlare, vieni travolto da un mare di parole, ma se rifletti su quello che ti stanno dicendo ti accorgi che di sé non ti raccontano nulla, ti parlano degli amici e di tutto il resto.

Poi ci sono gli introversi, come parlare con i figli se sono timidi o introversi? In questo caso la difficoltà è doppia.

I genitori parlano, chiedono, suggeriscono, ma dall’altra parte ci sono risposte a monosillabi.

Come fare a parlare con i figli?

Spesso altri genitori mi chiedono perché io ci tengo così tanto al dialogo, “Lascia stare la tue figlie, devi avere pazienza, devi aspettare che questi anni passano”.

Devo stare ferma ed aspettare che passi l’adolescenza? Mi sembra così assurdo.

E’ arrivato così un giorno che ho rivolto a me stessa questa domanda:

    Perché per me il dialogo con le mie figlie è così importante?

Sembra una domanda scontata, ma in realtà non lo è. La prima risposta è perché sono le mie figlie, mi piace parlare con loro, conoscerle, vedere come crescono, il secondo motivo, forse il più importante, proprio per il fatto che sono adolescenti, è perché ho paura.

C’è un’età in cui i nostri figli vogliono sperimentare, fare le loro esperienze, so che sbaglieranno, non mi spaventano gli errori, mi spaventano i grandi errori.

Credo che un dialogo aperto possa prevenire qualche errore, ma soprattutto, come dico alle mie figlie

Se avete un problema importante, le vostre amiche potranno ascoltarvi, ma solo i vostri genitori sapranno aiutarvi.

Come genitori non possiamo aspettarci che i nostri figli vengano a parlarci proprio quando l’hanno combinata grossa. L’unica possibilità che abbiamo è di costruire giorno per giorno un dialogo basato sulla fiducia e sul confronto.

Siamo proprio sicuri che anche il silenzio di nostro figlio non sia un modo per comunicare con noi?

Come parlare con i figli o come interpretare i loro silenzi?

Sarò limitata, ma quando mi dicono che anche il silenzio ha un significato, mi viene da dire che il silenzio ha un significato per chi normalmente parla, ma per chi invece non parla normalmente, il silenzio è solo il suo normale modo di essere, o no?

Quando parli con tuo figlio adolescente spesso vedi “il vuoto” nel suo sguardo, ti accorgi che non ti ascolta, ma noi genitori andiamo avanti imperterriti a “dare lezioni”, sarebbe più giusto fermarsi? O è meglio parlare sempre, col rischio di diventare noiosi, perché prima o poi qualcosa percepiscono?

Io credo che il problema sia proprio questo. Come riuscire a costruire un dialogo con i propri figli. Come parlare con i figli senza diventare noiosi e ripetitivi; ma al contrario fare in modo che tuo figlio ti trovi almeno un po’ interessante e degno di attenzione.

Quando nasce un figlio nasce anche un genitore. Poi il figlio cresce e anche noi genitori cresciamo con i nostri figli. Le nostre esperte psicologhe di PsyBlog e  Studiopsynerghia ci aiuteranno  in questo cammino a trovare le risposte ai nostri dubbi.”

Manu del blog Genitorialmente

Le nostre risposte arriveranno mercoledì.

Io non mi separo. Comunicare la separazione ai propri figli

IO NON MI SEPARO.indd“Io non mi separo.

Resto un bambino intero.

Anche il papà  e la mamma restano interi.

Separati ma interi.

Cambiano tante cose, però certe no.

Il bene che gli voglio. Il bene che mi vogliono.

Io sono sempre il loro bambino.

Di tutti e due.

E loro sono sempre miei,

ciascuno per conto suo.”

 

 Beatrice Masini e Monica Zani, Io non mi separo, Carthusia editore, 2011

 

 Quando una coppia decide di separarsi si trova di fronte ad un compito molto complesso, perché fortemente connotato emotivamente: comunicare la separazione ai propri figli.

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