Archivio della categoria: Senza categoria

Come essere un bravo genitore. Le riflessioni delle psicologhe

foto psi

 

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di un tema complesso e affascinante sul quale difficilmente ci sono visioni univoche: Come essere un bravo genitore. Come sempre proviamo a condividere con voi le nostre riflessioni.

 

I figli

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.

Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime.
Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi.
Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.
Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.

Kahlil Gibran – Il profeta

Iniziamo questo post con una poesia di Kahlil Gibran, versi meravigliosi che condividiamo e che, a nostro avviso rappresentano bene che cosa vuol dire per noi essere buoni genitori.

Questo argomento è interessante, complesso e non certo univoco, probabilmente non c’è un’unica risposta su cosa voglia dire essere buoni genitori. Non c’è una sola idea di definizione e dunque: quando si è un buon genitore?

foto psy 2

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Quando il figlio fa ciò che il genitore desidera e realizza le sue aspettative?
  • Quando non va incontro a dolori e difficoltà?
  • Quando ottiene il massimo dei risultati possibili a scuola, nello sport, nel lavoro?
  • O quando riesce a realizzarsi perseguendo la propria serenità anche se questa non coincide con quella dei genitori?

Continua a leggere

Sexting e adolescenti. Come parlarne insieme

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente, questo mese il tema è di particolare attualità: si parla di Sexting.

In questo post le riflessioni e le domande dei genitori e venerdì troverete le nostre risposte.

Maria Grazia e Melania

Sexting e adolescenti un fenomeno in crescita che fa paura. Capiamo cosa è come parlarne con i nostri adolescenti. Esibizionismo, gioco, superficialità possono portare anche alla morte.

È da un po’ di tempo che voglio chiedere consiglio alle nostre esperte psicologhe sul come parlare di sexting a un adolescente senza scatenare in lui l’effetto opposto, ovvero la curiosità, invece che il rifiuto di questo tremendo fenomeno. I mesi passano e mi rendo conto che i nostri figli crescono più velocemente di quanto ci aspettiamo, il problema è superato. Ormai il fenomeno del sexting è così diffuso che io non rivelo assolutamente nulla di nuovo a mia figlia.

È proprio di questo mese la notizia di una ragazza che si è uccisa stanca della gogna mediatica a cui è stata sottoposta a causa di un video hot pubblicato dal suo ex fidanzato.

Sexting e adolescenti. Che cos’è il sexting?

Il termine sexting è un neologismo che deriva dall’unione delle parole inglesi “sex” (sesso) e “texting” (scrivere un testo). Il Sexting è la condivisione di immagini o video a sfondo sessuale. Il rischio del sexting è che tali immagini anche se inviate a un amico in realtà spesso si condividono in rete in modo incontrollato. Nel 30% dei casi (dati registrati da SOS Stalking) le foto vengono utilizzate per ricattare le vittime, chiedendo denaro, favori sessuali o, in alcuni casi, se si tratta di compagni di scuola, anche versioni di latino o greco (Ma al liceo non ci dovrebbero essere solo “bravi ragazzi”? Mi permetto di dirlo perché spesso questo è il pensiero comune).

Sexting e adolescenti. Motivi e numeri.

Perché il sexting è così diffuso tra gli adolescenti? Questi sono i principali motivi

  • Superficialità: Il 41,9% non ci vede nulla di male (1)
  • Esibizionismo: il 22% invia foto sexy per attirare l’attenzione su di sè (2)
  • Gioco: il 23% ha ammesso che ha scambiato foto a sfondo sessuale per scherzo (2)
  • Fiducia il 16 % si fida della persona a cui ha inviato il materiale via cellulare (1)

Dal dicembre 2012 a oggi, in Lombardia è stato registrato un aumento delle denunce relative al sexting pari al 35%.

Questo è il mondo in cui viviamo. Ecco perché è importante parlarne. E i genitori?

Sexting e adolescenti. Il ruolo dei genitori

Solo il 10% dei genitori sa cosa è il sexting e almeno nel 50% dei casi i genitori sarebbero pronti a garantire che i figli non farebbero mai nulla di simile.

È da miopi credere che ai nostri figli non succederà mai. Quando penso alle mie figlie, io non mi sento di dire “NO le mie figlie questo o quello non lo faranno mai”. Sono delle brave ragazze e io cerco di essere presente sempre (che vuol dire essere anche ogni tanto assente); ma noi genitori siamo solo una parte del loro mondo. Una parte importante, ma solo una parte. Io sono qua per accompagnarle nella loro crescita. Tutti noi siamo semplici esseri umani con le nostre debolezze, se loro fanno un errore il mio primo compito come genitore è aiutarle a non fare il secondo.

Noi genitori cosa possiamo fare?

Parlargli. Certo noi gli diciamo che non si fa, che ci vuole rispetto per se stessi, i pericoli della rete, bla bla ….  loro ti ascoltano, ma poi? I numeri sono altri, troppo alti e in aumento.

A questa età gli ormoni sono più forti di tutto?

Sentirsi accettati e belli è importante fino a questo punto?

È inutile sperare che i nostri figli non sbaglino. I nostri figli sbaglieranno. Ma ci sono degli errori che hanno un prezzo molto alto da pagare. Ecco, quegli errori lì, vorremmo proprio che non li facessero. Tanti di questi errori sono legati al sesso.

Sexting e adolescenti. Le domande dei genitori

Queste sono le domande che pongo alle nostre psicologhe.

  • Perché il sesso li fa sentire grandi?
  • Come spiegare che un adolescente che fa sexting non sembra più grande ma solo più sprovveduto e stupido?
  • Come fargli capire che fare sexting vuol dire sporcarsi e non far vedere la propria bellezza?
  • Come parlarne con loro?

Come al solito non so da dove incominciare.

Perché la voglia di esibirsi c’è, è inutile negarlo. Le gonne si accorciano, le magliette anche e diventano più attillate, una volta finiva lì. Anche noi lo facevamo, magari ci cambiavamo nei bagni o ci truccavamo di nascosto. Oggi la parte nascosta è subdola, pericolosa e corre velocissima in rete.

Questi ragazzi (e anche i genitori) vivono con la sindrome dell’infallibilità che li porta a pensare che a loro non succederà nulla. In quest’epoca dove tutto si muove nel web vorrei la password per entrare nella testa di questi adolescenti ed essere ascoltata, almeno un po’.

Ringrazio lo Studio di psicologia Psynerghia e il blog PsyBlog che collabora con noi e venerdì con il loro post ci aiuteranno con le loro risposte a trovare la password.

Manu

 

Se reputi interessante quello che hai letto; condividilo con chi ha figli adolescenti e proviamo insieme a rendere questo mondo migliore. Cliccando su Figli al centro (http://www.genitorialmente.it/tag/figli-al-centro/)  parliamo di autostima, dialogo, differenze fra i figli e altro ancora.

 

(1)     Ricerche condotte in questi anni da Telefono Azzurro (http://www.azzurro.it/it/search/node/sexting)

(2)     Ricerca condotta per “Una vita da social”

Omosessualità: come parlarne con un adolescente. Le domande dei genitori

omosessualità

Oggi abbiamo il piacere di condividere con voi il secondo articolo relativo alla collaborazione con Manu e Flavia, del blog Genitorialmente.

L’articolo del mese di aprile riguarda i dubbi e le domande dei genitori su un tema che ci sta molto a cuore: come si può parlare di omosessualità ai propri figli? Ci sono delle specifiche accortezze da avere in adolescenza? Quanto gli stereotipi dei genitori possono condizionare i figli? E’ possibile avere un dialogo aperto su questi temi?

Tra due giorni ci sarà anche la nostra risposta.

Si parla molto di identità di genere e omosessualità. Il mese scorso per la nostra rubrica “Figli al centro” abbiamo parlato del Ruolo paterno nell’educazione delle figlie femmine,   tra gli argomenti trattati c’era anche l’educazione alla sessualità .
Per trovare il modo corretto per parlare con un adolescente di omosessualità è prezioso ricordare allora la risposta delle nostre psicologhe “Educazione delle figlie femmine – Gli esperti rispondono” :
“La sfera della sessualità è un tema che manda in crisi molti genitori, anche qui vale una regola fondamentale: se i genitori pensano che sia un argomento spinoso ai figli passerà questo messaggio e la conversazione sarà improntata da un senso di imbarazzo e vergogna, sia che venga affrontata dal padre che dalla madre”.
Se è difficile parlare di sessualità proviamo a immaginare quanto sia ancora più complicato parlare di omosessualità. La domanda rimane:

Omosessualità: come parlarne con un adolescente?

In fondo, la nostra generazione è cresciuta “sfottendo” i gay o le lesbiche, è inutile nascondersi dietro un dito, sarebbe ipocrita. Con un background culturale di questo tipo, oggi che genitori siamo? Come spieghiamo ai figli l’omosessualità?
Qual è la nostra posizione nei confronti degli omosessuali?
Quando si affronta questo tema sembra che siamo tutti di vedute aperte, spesso però basta una battuta per capire che spesso non è realmente così.
Ricordo ancora quando la mamma di un compagno di mia figlia parlando del secchione della classe ha detto “Quello lì avrà anche tutti 8 ma è gay”.
Sono rimasta impietrita.
Come al solito dipende da noi; se proviamo disagio di fronte a quest’argomento i nostri figli lo percepiranno, quindi chiediamo aiuto alle nostre psicologhe, i dubbi di noi genitori su questo tema sono molti:

Omosessualità: come può un genitore parlarne con i figli adolescenti?
Da dove incominciare?
Se fosse nostro figlio a essere omosessuale?

Le cose cambiano o rimaniamo le stesse persone moderne e aperte mentalmente?
Diciamoci la verità, non nascondiamoci dietro all’ipocrisia: nessun genitore vuole che il proprio figlio sia omosessuale.
Io non vorrei che le mie figlie fossero omosessuali perché so che questo potrebbe esporle a maggiori difficoltà e grandi sofferenze, la società in cui viviamo sa essere spietata, non è assolutamente pronta a gestire la diversità e diventa intollerante.
Ecco che un genitore ha bisogno di aiuto: la prima cosa è cercare di capire!
Come fa un genitore a capire se il figlio è omosessuale?
Spesso si sente parlare di persone che si sono “scoperte” omosessuali da adulti. Forse non è una vera e propria scoperta che si fa da adulti, ma un percorso che richiede sicuramente un’analisi ma soprattutto un grande coraggio, un coraggio che si è trovato solo da adulti. Credo che un genitore debba essere vicino al proprio figlio: aiutarlo a crescere e a conoscersi, sotto tutti gli aspetti, sessualità inclusa e i dubbi di noi genitori sono molti :

Ci sono dei “segnali” che possono aiutarci a capire?
Esiste un’età definita in cui un ragazzo o una ragazza prendono coscienza di essere gay?
Per noi vale solo una regola, i figli sono al centro e il nostro strumento rimane solo ed esclusivamente uno: l’amore.
Prima di scrivere questo post ho fatto una ricerca in internet, digitando la parola omosessuale Google mi fornisce questi risultati: al primo posto troviamo:

omosessualità malattia

omosessualità malattia

 

 

 

 

Genitorialmente | Omosessualità: come parlarne con un adolescente

Provo un misto di paura e vergogna, c’è ancora tanto, tanto da fare, muoviamoci.

Quanti dubbi e quante domande, aspettiamo i commenti delle nostre esperte di PsyBlog.blog.tiscali.it  e  Studiopsynerghia.com.

Firma Manu

 

 

Foto: Iloveart Iloveart License CC

Gregory Bateson e il doppio legame

paradossoGregory Bateson è considerato uno dei fondatori della terapia familiare, anche se in realtà non ha mai nutrito particolare interesse in questo campo.

Infatti non era un terapeuta ma un antropologo e un filosofo, figlio di uno dei più importanti biologi della sua epoca: William Bateson.

Durante la sua vita ha avuto modo di sviluppare interessi molto differenti: Continua a leggere